Milano, 18 agosto 206 - L'aggressione con l'acido a Stefano Savi del 2 novembre 2014 "è più grave" di quella ai danni di Pietro Barbini di quasi due mesi dopo, perché quest'ultimo "prima della proditoria aggressione di cui è vittima, ha interagito con due dei suoi aggressori", Martina Levato e Alexander Boettcher, mentre Savi "non conosce" nemmeno i due giovani, viene colpito per un "errore di persona" ed è "vittima della banalità del male". Lo scrive il pm di Milano Marcello Musso nel ricorso in appello con cui chiede di portare da 23 a 26 anni di carcere la pena inflitta a Boettcher lo scorso 30 marzo.

Il broker, finito in carcere il 28 dicembre 2014 assieme all'ex studentessa bocconiana, è stato anche già condannato in primo e secondo grado a 14 anni per aver sfigurato Barbini, ex fidanzatino di Levato. Il processo che si è chiuso in primo grado a marzo, invece, vedeva al centro l'accusa di associazione per delinquere e altri blitz con l' acido, tra cui quello ai danni dello studente universitario Savi, che sarebbe stato scambiato dalla cosiddetta 'banda dell'acido (composta anche dal presunto basista Andrea Magnani) per Giuliano Carparelli, il vero obiettivo.

E il "principale argomento" da cui il pm muove per motivare la richiesta di aumento pena per Boettcher fino a 26 anni "scaturisce dalla constatazione della sproporzione - squilibrio, nella quantificazione delle pene inflitte - che emerge con intuitiva, immediata evidenza, a chiunque esamina la pena inflitta" al broker per il caso Barbini in rapporto a quella della «sentenza conclusiva del secondo processo» che ha "ad oggetto non un solo episodio", ma anche tutti gli altri. E in particolare il caso Savi, quello che il pm definisce "il più grave, tecnicamente, tra tutti quelli giudicati" nell'inchiesta. 

Savi, a differenza di Barbini, scrive il pm, "non ha mai interagito e non interagisce con i suoi aggressori" ed è "vittima di condotte criminale di inaudita crudeltà, imprevedibile". Il pm, tra l'altro, ha depositato anche un'altro ricorso in appello (ha chiesto di essere applicato nei due processi di secondo grado) anche per chiedere di aumentare le pene per Martina Levato, condannata a 16 anni nel processo abbreviato per la serie di blitz (12 anni in appello, invece, per il caso Barbini), e per Magnani, condannato a 9 anni e 4 mesi. Per il pm, tra le altre cose, il presunto basista "incredibilmente" ha sostenuto "che lui sì c'era all'accadimento dei fatti, ma era inconsapevole".