Segrate (Milano), 15 giugno 2017 - Ottomila infermieri iscritti da tutta Italia per conquistare un contratto di lavoro: 10 i posti a tempo indeterminato disponibili al Policlinico di Milano. Non è stato solo il posto fisso immediato a fare gola allo stuolo di concorrenti che ieri ha affollato il parco esposizioni di Novegro – dove per tutto il giorno si è svolta la pre-selezione per accedere al concorso indetto dalla Fondazione Ca’ Granda – ma anche il fatto che gli ospedali lombardi pescheranno dalla graduatoria per le assunzioni dei prossimi tre anni. E così, a fronte di 8.063 iscritti, si sono presentati in 6.853, di cui il 70% donne, di tutte le età. «I candidati sono stati suddivisi su tre turni di 2.700 persone – spiegano dal Policlinico – e hanno affrontato un test che dà la possibilità di accedere alla prova scritta del concorso, previsto entro i primi dieci giorni di settembre. Il test verrà sottoposto a un’analisi informatica e avremo i risultati entro una settimana. Il concorso non è a numero chiuso, ma statisticamente dopo le selezioni arrivano allo scritto tra le 500 e le 800 persone».

Dietro a ogni volto, una storia. «Il posto fisso è un sogno che abbiamo tutti: sono assunta da una cooperativa, lavoro in corsia senza nessuna certezza per il futuro», racconta Samantha Vaccaro, 23 anni, infermiera originaria della Sicilia. «A sette anni dalla laurea, lavoro in ospedale con contratti che scadono ogni sei mesi – dice la 31enne Francesca Colella, di Como – Sono anni che faccio concorsi e ho voglia di stabilità, i posti in palio sono pochi ma vale sempre la pena tentare. Spero in un contratto a tempo indeterminato, non voglio invecchiare facendo concorsi, magari arrivando all’esame con il bastone». C’è chi si è organizzato tra colleghi per affrontare lunghi viaggi in auto. «Negli ospedali mancano infermieri, spesso siamo costretti a fare i doppi turni per sopperire alle carenze – dicono la 29enne Donatella Spada e la 24enne Alessia Roscini, di San Donà del Piave – Per venire a fare il test abbiamo dovuto pregare il caposala: siamo arrivate in auto e domani siamo di turno, viaggeremo di notte per arrivare in tempo». La graduatoria è la speranza di molti. «Non è detto che ne vengano assunti solo dieci, c’è speranza per tanti – conferma Rita Paladini, 43 anni, di Cremona – Non è mai detto fino all’ultimo».