Milano, 13 settembre 2017 - «Mi ricordo di quando bambino passavo le giornate tra vecchi fienili, immersi nella campagna meridionale, dove la nostra famiglia custodiva vecchi modelli di autovetture che non usava più…». Se l’architetto e imprenditore Corrado Lopresto, 60 anni, è diventato il più famoso collezionista italiano di auto d’epoca nel mondo, in parte lo deve alle suggestioni magiche dell’infanzia, trascorsa a Bagnara Calabra. Ma non meno rilevante nella sua storia è stato il legame con Milano. Oggi Lopresto possiede un centinaio di auto da sogno, tra pezzi unici e prototipi di Alfa Romeo, Isotta Fraschini e Lancia, compreso il più antico esemplare, la Lancia «Alfa» del 1908. Dal 2001 ha vinto 260 premi in concorsi di eleganza sparsi nel globo, come le quattro Coppe d’Oro a Villa d’Este, un record. «Ralph Lauren si è fermato a tre… La mia fortuna, rispetto a lui, è stata quella di arrivare a Milano nel 1981» dice.

Perché?

«Molti prototipi dell’Alfa Romeo erano rinchiusi in magazzini del Portello, dove l’azienda aveva sede prima del trasferimento ad Arese. Io acquistai quelle auto, destinate alla demolizione, a prezzi abbordabili: 40 anni fa i prototipi erano considerati scarti...».

Perché a lei interessavano?

«Non mi ha mai ossessionato il valore economico delle auto - tanto è vero che non possiedo alcuna Ferrari - ma quello estetico. Già allora ero convinto che quegli esemplari fossero autenticamente belli, innovativi, audaci nelle soluzioni che sarebbero state adottate solo nei decenni successivi».

Qualche storia rocambolesca dietro la sua collezione?

«La scoperta in Liguria di un’Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport del 1931, vincitrice della Coppa d’Oro a Villa d’Este nel 2014. Nata con una carrozzeria spider di Zagato, nel ’38 era stata acquistata da Giuseppe Aprile, carrozziere di Savona, che pochi mesi dopo l’ha rivenduta con una carrozzeria nuova firmata dal designer Mario Revelli di Beaumont. Sono stato io a scoprire, guardando il volante, che c’era la firma di quel genio di Revelli. Ho dovuto assoldare detective per rintracciare gli eredi del designer e dei proprietari che ci hanno aiutato a ricostruire tutta la vicenda pazzesca».

Altri esemplari da leggenda?

«C’è l’Alfa Romeo Giulietta Sprint Speciale, prototipo realizzato dalla carrozzeria Bertone nel 1957 che quest’anno a Villa d’Este si è guadagnato il “Best of Show” e l’anno scorso, a Pebble Beach, è stata nominata la più elegante vettura chiusa. Memorabile anche l’Alfa Romeo Giulietta Sz “Coda Tronca” del 1961. La sua particolare aerodinamica, studiata dai designer Elio Zagato e Ercole Spada, ha consentito all’Alfa di tornare a vincere nelle gare, dopo il dominio delle Lotus. L’ho trovata in un garage a Philadelphia, negli Usa. Al Concorso di Villa d’Este nel 2016 ha vinto il premio Fiva, con il patrocinio Unesco. Ho fatto eseguire il lavoro di restauro conservativo solo su metà vettura, per apprezzare il recupero dell’auto senza riverniciatura».

Una bizzarria?

«No, un modo per lanciare un messaggio. I collezionisti d’Oltreoceano, con il mito del perfezionismo, tendono a rimettere a nuovo il modello d’epoca. Di fronte ad un’auto storica bisogna invece avere lo stesso approccio conservativo di chi restaura un dipinto di Caravaggio. Il passato va rispettato. Sempre».