Milano, 12 agosto 2017 - La famiglia di Carlotta Benusiglio, la 37enne trovata impiccata il 31 maggio di un anno fa, a un albero di piazza Napoli, non ha mai creduto all’ipotesi di un suicidio. Carlotta piena di vita, Carlotta che amava il suo lavoro da stilista, Carlotta che aveva progetti per il futuro. Non si arrende la sorella e non si arrende la mamma. Una vicenda dolorosissima, con un primo secco verdetto da parte degli investigatori molto difficile da accettare per la famiglia: suicidio con richiesta di archiviazione da parte del pm. La squadra mobile l’ha considerato da subito come un caso con molte certezze che portavano dritte ad un gesto «dimostrativo» estremo, finito in una tragedia. Eppure per l’avvocato Gian Luigi Tizzoni le cose avrebbero potuto andare diversamente, se solo le indagini nelle battute iniziali fossero state più approfondite.

«Centro di Milano, quattrodici telecamere a filmare quanto successo, gli investigatori ne presero soltanto 4. Erano una prova preziosa, probabilmente se fossero state viste tutte le sequenze - dice l’avvocato - a quest’ora potremmo dire con certezza se Carlotta, la notte del gesto estremo, era sola, o potremmo sapere cosa è veramente successo. E sarebbe stato un bene per tutti, per la famiglia Benusiglio che oggi chiede solo verità, e anche per l’ex compagno». In questa assurda vicenda, che mescola la disgrazia di una fine orrenda alle sequenze di una relazione sentimentale fatta di liti, gelosie, botte e di riappacificazioni, c’è sempre stato un solo indagato per istigazione al suidio, il fidanzato della stilista, Marco Venturi. Il 40enne, che di lavoro gestiva gli appartamenti di famiglia, sentito nell’imminente della morte di Carlotta come persona informata dei fatti, diede una ricostruzione dettagliata di quella serata in cui entrambi avevano bevuto moltissimo e litigato a più riprese. Fu ritenuto attendibile sia dalla polizia, sia dalla procura. Da indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Oggi il fascicolo Benusiglio è nella mani del pm Gianfranco Gallo che ha deciso di investigare ancora. La simulazione con il manichino effettuata quattro giorni fa dalla Scientifica rientra proprio negli accertamenti disposti dal pm anche alla luce di alcuni punti sollevati dai consulenti tecnici sulla dinamica e sulle ultime ore della ragazza. Con il manichino dello stesso peso di Carlotta sono stati ricostruiti i movimenti e la posizione in cui la giovane fu trovata, impiccata e con i piedi che toccavano terra.