Milano, 28 aprile 2017 - Il tempio meneghino dell’alta fedeltà compie 50 anni. Era il 1967 quando Piero Buscemi decise di aprire in corso Magenta 27 una sua attività, non lontano da quella di elettrodomestici dei genitori. Non era ancora, però, Buscemi Hi-Fi. «All’inizio eravamo solo un negozio di elettronica – racconta il titolare, 68 anni–: vendevamo valvole. Fu mio fratello, Paolo, a intuire che quello degli impianti audio fosse un trend promettente». Due anni dopo, la tragedia: Paolo muore in un incidente. «Un colpo durissimo, il primo che dovetti superare». L’energia per andare avanti Piero la pesca un po’ nel suo carattere, milanese e tenace, ma anche fuori di sé: «In quegli anni, l’energia si respirava nell’aria» dice. C’era quel nuovo sound sbarcato dall’Inghilterra «sconvolgente. In casa si ascoltava Natalino Otto… Sentire i Pink Floyd fu una scossa. Il rock era ricerca e sperimentazione totale, ma fu anche una rivoluzione della società e dei costumi. Diede ai giovani la consapevolezza di sé». La musica a Buscemi apre mercati floridi, tra giradischi, radio, mangiacassette e anche cassette vergini. «Allora in negozio avevo una persona che si occupava solo di vendere quelle – ricorda –. C’era il culto della compilation personalizzata. Io stesso ho conquistato mia moglie preparando tante cassettine...».

Spuntano i primi impianti stereo, ma i prezzi non sono per tutte le tasche: «Un buon amplificatore nei primi anni ’70 costava 500mila lire. Con la stessa cifra ti compravi Fiat 500». Il fenomeno esplode con la nascita dei compact disc. Gli anni ’80 e ’90 furono, per il negozio di Cadorna, l’età dell’oro. «Allora avevo 20 dipendenti (oggi 11, ndr). Vendevamo almeno tre impianti al giorno. L’80% dei clienti era giovane». Il servizio, allora come oggi, è impeccabile: dietro lo showroom ci sono tre comode sale d’ascolto. Si studiano soluzioni su misura per ogni cliente. I budget sono diversi. «Per un impianto stereo come si deve non si possono spendere meno di 4mila euro, ma esistono anche quelli da 200mila euro». 

Buscemi hi-fi avverte gli scricchiolii della crisi che travolgerà tutti dal 2008 prima degli altri. Colpa della diffusione degli Mp3: i file compressi, di pessima qualità, non se ne fanno nulla degli stereo. Poi sono successe due cose inaspettate, che hanno spalancato nuovi orizzonti. «Prima il ritorno dei giradischi. A Natale, da 3 anni a questa parte, è il prodotto più gettonato per un regalo. E poi la “musica liquida” di alta qualità, anche attraverso lo streaming come Tidal». Piero Buscemi non è un apocalittico: «C’è la tentazione ad arroccarsi sul passato, anche fra miei colleghi. Alla Milano Hi-End, domenica scorsa, c’era chi ascoltava i master dei dischi sulle bobine. Ma così non si va da nessuna parte».

Sui formati digitali regna un po’ di confusione: «Non esistono solo gli Mp3. Negli ultimi due anni sono usciti quelli ad alta definizione che si possono solo acquistare in rete. La qualità è tre volte superiore a un cd. L’ascolto diventa un godimento unico per profondità. Il futuro della musica è digitale». Anche con le cuffiette? «No, quelle uccidono la tua voglia di musica ad alta fedeltà. Se la ascolti per otto ore al giorno, in modo distratto e superficiale mentre corri o guardi il cellulare, appena torni a casa cerchi solo una cosa: il silenzio».