Milano, 11 luglio 2017 - Anche il Senatùr teneva famiglia. E così Umberto Bossi avrebbe usato i soldi della Lega Nord per sé e per i figli. È una condanna pesante pure politicamente, quella inflitta ieri in primo grado dal tribunale al fondatore del Carroccio. Due anni e tre mesi di reclusione per appropriazione indebita a lui, un anno e mezzo al figlio Renzo detto ‘il Trota’, ex consigliere regionale lombardo, e due anni e mezzo a Francesco Belsito, l’ex tesoriere. L’altro figlio Riccardo era già stato condannato in abbreviato a un anno e otto mesi.

Nella sentenza, il giudice Maria Luisa Balzarotti ha riqualificato alcuni episodi contestati in «tentata» appropriazione indebita, per altri ha assolto, per i più antichi ha dichiarato l’intervenuta prescrizione. Nonostante questo, le richieste di condanna del pm Paolo Filippini sono state accolte in pieno. Stando all’accusa, Bossi avrebbe distratto dalle casse della Lega 208 mila euro, suo figlio Renzo 145 mila, l’ex tesoriere Belsito circa mezzo milione. Soldi utilizzati per una serie di spese personali come l’acquisto di auto di grossa cilindrata e di capi di abbigliamento griffati, il pagamento di contravvenzioni per ripetute violazioni del codice della strada. E ancora, lavori di ristrutturazione nelle case di Roma e Gemonio e la celebre laurea albanese in economia che il Trota avrebbe acquistato all’Univerità Kristal di Tirana mettendo sul piatto 77 mila euro. Tutte spese appuntate nero su bianco nella cartellina intitolata The Family sequestrata nell’ufficio romano di Belsito in fase di indagini preliminari. Uno scandalo che nel 2012 travolse Bossi insieme ai componenti del cosiddetto cerchio magico, e che nell’aprile di quell’anno portò alle sue dimissioni dalla segreteria del partito.

Bossi non era in aula ieri pomeriggio alla lettura del verdetto. Si era presentato giusto un anno fa per leggere una dichiarazione spontanea nella quale giurava di aver sempre pensato alla politica e mai ai soldi del partito. C’erano invece Belsito e il figlio Renzo. «Me l’aspettavo, è solo il primo grado. Sono stato assolto da parte delle accuse, andiamo avanti», ha commentato Bossi jr, ribadendo la propria innocenza: «Non ho nulla da rimproverarmi. Non ho mai preso un soldo dalla Lega. Il partito non mi ha mai pagato le multe che ho preso con una macchina non mia, ma in uso alla Lega Nord. La laurea? Mai stato in Albania». Laconico il commento del segretario della Lega, Matteo Salvini: «La condanna a Bossi? Dispiace dal punto di vista umano. Fa parte però di un’altra era politica». «Mi spiace per lui, non per quelli che hanno sfruttato lui e la sua malattia in modo vergognoso», twitta il governatore della Lombardia, Roberto Maroni. I tre sono imputati anche a Genova (con sentenza in arrivo) per truffa aggravata ai danni dello Stato in un filone processuale nato dalla stessa inchiesta.