Milano, 13 gennaio 2018 - Amata o detestata. Per nessuno indifferente. Ilda Boccassini lascia la tolda di comando dell’Antimafia milanese e torna una “semplice” pm. A due anni dal pensionamento, dopo gli otto passati alla Dda, ieri è stato l’ultimo giorno. Dura, inflessibile, silenziosa. Ha lasciato senza parlare, ma con un velo di amarezza l’incarico che l’ha vista guidare le inchieste più difficili della Dda. Con successi innegabili, come le 100 condanne definitive per i boss e gli affiliati delle cosche calabresi scoperte con Crimine Infinito.

L'ultimo scorcio di carriera, però, è reso difficile da uno scontro frontale con il procuratore capo di Milano Francesco Greco. “Ilda la Rossa” - appellativo legato al colore dei suoi capelli e della toga politicizzata che gli mettono addosso i suoi detrattori per i processi contro Silvio Berlusconi - non ha ben digerito il ritorno alla funzione di pm “semplice” dopo anni di gestione del pool antimafia. Ambiva a mantenere un ruolo da leader prima del ritiro. Così non è stato. La magistrata più conosciuta d’Italia è ufficialmente decaduta dall’incarico per le regole che governano la magistratura. E Greco, l’altro protagonista dello scontro, la saluta ufficialmente con l’onore delle armi e un omaggio via e-mail a tutti i colleghi. Mano tesa dopo le frizioni.«Ilda deve lasciare l’incarico da lei ricoperto negli ultimi otto anni alla direzione della Dda - esordisce Greco nella missiva – il livello raggiunto dalla Dda di Milano è altissimo, sia per organizzazione del lavoro sia per innovazione giuridica e rappresenta un irrinunciabile patrimonio investigativo e culturale. Il rigore professionale, la riservatezza e la velocità nell’assumere decisioni e la conoscenza del fenomeno mafioso sono la cifra dell’impegno di Ilda che continuerà a garantire la sua presenza attiva in Ufficio».

Nelle settimane scorse, Boccassini aveva rifiutato l’offerta di Greco di guidare la sezione Misure di Prevenzione, quella che dispone i provvedimenti che vanno a colpire i patrimoni dei presunti mafiosi. La protagonista di tante inchieste sulla criminalità organizzata, arrivato a scadenza naturale il suo incarico di procuratore aggiunto, non ha nascosto in queste ultime setttimane a chi le è vicino il suo dispiacere per l’amaro epilogo. Prende il suo posto al vertice della Dda Alessandra Dolci, magistrato che ha coordinato numerose inchieste sulle cosche. E l’amica di Giovanni Falcone e da poco diventata nonna, nata a Napoli 68 anni fa, si prepara alla pensione. Da anni sotto scorta, vanta nel suo curruculum anche le inchieste sul terrorismo interno, sulle cosiddette «Nuove Br». Il suo nome si lega a Milano con le prime indagini di rilievo sulle infiltrazioni mafiose in città, come la Duomo Connection del 1989-1990 che scoperchiò un fenomeno destinato a esplodere negli anni successivi. Poi il trasferimento a Caltanissetta, che lei stessa volle fortemente per individuare gli autori delle stragi fino all’arresto di Riina. Il ritorno nel capoluogo lombardo nel ‘94, dopo l’uscita dal pool Mani pulite di Antonio Di Pietro e subito dopo le indagini e i processi Imi-Sir e Sme. Lo scontro al calor bianco con Silvio Berlusconi, fino alla stretta di mano nell’aula del caso Ruby, concluso con l’assoluzione dell’ex premier.