Milano, 11 novembre 2017 -  Nome di fantasia: Luca. Età: 4 anni. È metà pomeriggio, fuori il solito sole pallido di novembre. È questo lo scenario che dobbiamo memorizzare per seguire il nostro protagonista. Lui evidentemente ce l’aveva in mente già da tempo, e come tutti i veri sognatori ha covato la sua impresa in silenzio, giorno e notte. Poi, come diceva quel film di Monicelli, ha capito che il genio è velocità di esecuzione, e d’improvviso è scattato. Così, mentre sul marciapiede della scuola materna nonni e genitori chiacchierano del più e del meno, lui, annoiato dai discorsi degli adulti, si allontana e monta sul tram.

Il suo primo tram, che non a caso è l’ex numero 1. Percorso: da via Mac Mahon a piazza Castello. Come in una buona narrazione, da adesso il punto di vista non può più restare uno solo ma, per rendere la complessità del mondo, deve sdoppiarsi, diventare parallelo proprio come i binari del tram. C’è quello di chi resta a terra: occhi smarriti, palpitazioni, tempo che si incaglia senza più scorrere, voci sul marciapiede che in fretta diventano grida. La baby-sitter non trova più Luca, non sa come chiedere aiuto, sente il mondo caderle addosso. Ma siccome la storia è a lieto fine, possiamo tranquillamente affermare, come sosteneva Calvino, che il punto di vista migliore è senz’altro quello di chi, con la sua leggerezza, sta più in alto.

Gli altri bambini nel frattempo sono arrivati a casa, hanno addentato merendine e acceso la play. Luca invece è lì, felice di essere ignorato da tutti i passeggeri (tutti!), che tengono gli occhi fissi sui loro smartphone senza nemmeno accorgersi che c’è un nani in carrozza. Dato che mia figlia ha la sua stessa età immagino non solo il panico dei genitori e della baby-sitter, ma anche la meraviglia di Luca. Lo vedo sulle punte dei piedi, con la guancia incollata al vetro, incantato dalle luci tiepide della carrozza e da quelle più abbaglianti di Milano. Occhi incantati. Stupiti di guardare in silenzio una città che così bella non gli era mai sembrata. Del resto il tram mica corre: dondola, sferraglia, procede a singhiozzi. Ci concede di osservare. In piazza il viaggio finisce. Luca non ha nemmeno il tempo di ammirare la maestosità del Castello Sforzesco perché ad aspettarlo trova gli agenti dell’ATM, che lo prendono in consegna e rassicurano la famiglia. Gli chiedono, ebbè? Ma lui non sa cosa rispondere. Apre solo le mani e scuote le spalle. E quel suo silenzio sembra dirci che già a quattro anni, di un momento tutto per noi, si può avere una gran nostalgia.

*Scrittore, vincitore di Premio Campiello e Premio Volponi