Milano, 17 luglio 2016 - Dall'obiettivo massimo all’obiettivo minimo. Dalla tolleranza zero alla tolleranza, ma nella trasparenza. Una rivoluzione dimezzata. Potrebbe essere questo il destino della battaglia intrapresa dal sindaco Giuseppe Sala contro la prassi del biglietto gratis. Il riferimento è ai ticket per assistere agli eventi ospitati allo stadio di San Siro: dalle partite di Milan e Inter fino ai grandi concerti estivi. Come noto, una quota di questi ticket spetta al Comune, che li riceve gratuitamente perché proprietario dello stadio e perché così prevede la convenzione con i due club calcistici milanesi e col Consorzio che li riunisce e che di fatto gestisce lo stadio.

Sindaco, assessori, dirigenti e consiglieri comunali possono quindi varcare i cancelli del Meazza senza metter mano al portafoglio. E altrettanto vale per i vertici delle società controllate o partecipate da Palazzo Marino. Solo quattro giorni fa, Sala aveva fatto sapere di voler azzerare questa prassi, di voler impedire che la classe politica comunale vada a San Siro gratis: un segnale di sobrietà, quello che il primo cittadino era deciso a lanciare. Non senza la complicità dell’assessore dei Radicali, Lorenzo Lipparini: basti pensare alle numerose richieste di accesso agli atti firmate in questi anni da Marco Cappato proprio per svelare i fruitori dei benefit comunali. Tutto pacifico? Non proprio. A dispetto delle dichiarazioni ufficiali, dall’aula di Palazzo Marino si è levata più di una voce di protesta. E a dirla tutta, la seduta di Giunta di venerdì (l’altroieri) ha dimostrato che qualche problemino sussiste anche all’interno dell’esecutivo di piazza Scala: qualche assessore ha infatti sottolineato di ritirare i tagliandi per poi girarli a persone, associazioni ed enti meritevoli. La discussione è durata poco più di 15 minuti ed è rimasta interlocutoria: ci si riaggiornerà. Ma una soluzione di compromesso è comunque emersa: niente tolleranza zero, ma che ci sia almeno trasparenza.

Tradotto: l’esecutivo comunale è intenzionato ad adottare un sistema che consenta di sapere in modo puntuale, e senza dover aspettare le richieste di accessi agli atti, quanti biglietti sono stati ritirati e da chi. Le vie d’uscita sono due: o stabilire delle quote fisse, un tetto massimo di biglietti per ogni tipologia di beneficiario o dar vita ad una sorta di registro on line che associ i nominativi ai tagliandi. Nel primo caso bisogna, però, fissare dei criteri in base ai quali si giustifichi per ad una categoria spetti un certo numero di biglietti e ad altre un numero diverso. Operazione più facile a dirsi che a farsi. Da qui la necessità di riaggiornarsi. Non è da escludere che alla fine si decida di affidare la questione all’Ufficio di presidenza del Consiglio comunale in modo siano gli agguerriti consiglieri a sbrigare la matassa. Del resto, non è un mistero che l’aula di Palazzo Marino abbia contestato al sindaco di non essere fin qui stata coinvolta nella gestione del caso biglietti.
giambattista.anastasio@ilgiorno.net