Milano, 15 settembre 2017 - Ha le ore contate il pedofilo che lunedì pomeriggio ha aggredito una bambina cinese di 6 anni nella zona di via Paolo Sarpi: la reazione della minore, che si è messa a urlare, ha impedito che la violenza si consumasse e messo in fuga l’uomo, descritto come una persona sui 40 anni di carnagione chiara e probabilmente italiano. Tutto si svolge in pochi minuti, come raccontato ieri dal Giorno. La piccola viene avvicinata nel cortile del palazzo in cui vive e adescata con una scusa qualunque. L’uomo chiede alla bimba di seguirlo, ma lei si rifiuta: a quel punto, il pedofilo la afferra per una spalla, la trascina con sé e poi si slaccia i pantaloni. La bambina inizia a gridare spaventata, riuscendo così a far desistere il suo aggressore (che indossava jeans e maglietta). Poco dopo, la vittima avverte il papà e il fratellino più grande, 11 anni: sarà lui, stando a quanto risulta, ad allertare materialmente la centrale della polizia, in virtù della maggiore dimestichezza con la lingua italiana rispetto al genitore. Partono da lì le indagini, affidate agli agenti della quarta sezione della Squadra mobile, coordinati dal dirigente Lorenzo Bucossi e dalla sua vice Rita Fabretti.

All'interno dello stabile sono presenti telecamere di videosorveglianza, e una in particolare ha ripreso una parte della sequenza choc e soprattutto il volto dell’aggressore; senza contare che la zona di Chinatown è monitorata da decine di occhi elettronici che potrebbero aver immortalato l’arrivo o il veloce allontanamento dell’uomo dal luogo dell’aggressione. E poi c’è la descrizione molto dettagliata fornita dalla piccola, che avrebbe dato indicazioni utili all’inchiesta. Massimo riserbo da parte degli investigatori, guidati dal pm Cristina Roveda, ma la soluzione del caso potrebbe essere molto vicina.