Milano, 30 novembre 2017 - Circa centro produttori di birra artigianale in arrivo dal Belgio, da tutta Europa e da ogni parte d’Italia. A "L’Artigiano in fiera" dedicato al tema "Artigiani creatori di bellezza. Originali per definizione" ci saranno anche i birrai in rappresentanza di un settore in crescita costante negli ultimi anni. Intanto gli organizzatori sono al lavoro per gli ultimi dettagli della manifestazione in programma al polo Fieramilano di Rho-Pero da sabato 2 dicembre a domenica 10 dicembre (ogni giorno dalle 10 alle 22.30) con oltre 3.000 espositori provenienti da 100 Paesi diversi del mondo.

Tra i vari settori delle produzioni gastronomiche artigianali non poteva mancare quello della birra che negli ultimi anni è cresciuto non solo in termini di mercato ma anche di consapevolezza da parte dei consumatori. Tra l’altro, è stato coniato il termine «crafty beer» con il quale si definiscono le birre dei grandi produttori industriali che adottano una comunicazione simile a quella dei birrifici artigianali. Inoltre nell’estate del 2016 è entrata in vigore la legge che definisce che cos’è la birra artigianale. Può definirsi tale solo se prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e microfiltrazione. A L'artigiano in fiera non mancano gli esempi di appassionati che hanno deciso di investire sui metodi di produzione artigianale della birra. È il caso del progetto «Signori Bevande Medievali» portato avanti da Damiano Signori a Sesto San Giovanni (Milano): nasce con l’obiettivo di proporre prodotti di origine antica come idromele, sidro, birre di abbazia, vino ippocratico e bevande storiche utilizzando come canale di vendita in particolare gli eventi di rievocazione. Nella continua ricerca di particolari specialità artigianali da proporre nel proprio catalogo, Signori è entrato in contatto con la Comunità monastica benedettina dei Santi Pietro e Paolo di Buccinasco dove i monaci si dedicano alla produzione di una birra di scuola belga di antica tradizione. Questa piccola realtà promuove le bevande storiche prodotte direttamente dai monaci benedettini all’interno del monastero: quattro birre, un amaro e, come ultimo nato, anche un idromele. Da segnalare anche l’esperienza della birra delle Tenute Collesi di Apecchio, paese nella provincia di Pesaro-Urbino che si incunea tra Marche, Umbria e Toscana.

L’azienda ha ottenuto numerosi riconoscimenti sia per i distillati che per le birre che produce. Le birre, in particolare, vengono vendute anche in Nord Europa, Russia, Stati Uniti e Giappone. In questo caso sono state unite le conoscenze della tradizione belga alle materie prime del territorio: il mastro birraio belga Marc Knops ha permesso a Collesi di lavorare seguendo i metodi delle birre trappiste con l’utilizzo dell’acqua calcarea del Monte Nerone e l’orzo dei campi delle Tenute Collesi che torna in azienda sotto forma di malto dopo essere stato trattato dal maltificio regionale delle Marche. La Gilda dei nani birrai arriva, invece, da Pisa ed è una piccola realtà formata da due soci, un cuoco e un informatico, che hanno deciso di aprire l’azienda poco più di due anni fa. I due mastri birrai sono già riusciti a vendere i loro prodotti in Cina, Messico e Stati Uniti. La loro birra ha un forte legame con il territorio: producono otto tipi di birre ma desiderano arrivare a 12, stesso numero dei quartieri di Pisa, riprodotti sulle etichette in stile fantasy con i personaggi del Gioco del Ponte, festa storica in programma ogni ultimo sabato di giugno nella città toscana. La Gilda dei nani birrai organizza anche manifestazioni nelle quali la birra viene abbinata a piatti della cucina popolare con l’intento di avvicinare le persone alla cultura birraria.