Cernobbio (Como), 17 luglio 2017 - Passare, nel giro di poche ore, da una delle suite più richieste del prestigioso Hotel Villa d’Este, a una cella del carcere Bassone di Como. Dal pagamento di 1.800 euro a notte, al mantenimento a spese dello Stato italiano. Dopo anni passati in giro per il mondo, all’insegna del lusso. È quanto accaduto al broker di origine britannica Philip Jepson Egglishaw, 63 anni, residente a Ginevra e ricercato in tutto il mondo in quanto accusato di una frode fiscale e riciclaggio, nell’ordine di un milione di dollari australiani. Fatti che risalgono ormai al periodo tra 1994 e 2005, per i quali era ricercato dall’Interpol fin dal 2008. Quei reati, in Australia sono già stati indagati e definiti, ma senza mai aver avuto il piacere di sentire la versione del principale protagonista di quel raggiro finanziario, impegnato ad alloggiare nei più accoglienti hotel del mondo. Fino ad approdare a Villa d’Este, dove la registrazione trasmessa alla Questura di Como al momento del suo arrivo, ha fatto accendere un alert rosso fuoco nel sistema operativo «Alloggiati».

La pattuglia si è presentata alla porta della stanza che aveva affittato assieme alla fidanzata, anche lei inglese, e gli ha chiesto di fare la valigia. Quei pochi minuti di attesa, per i poliziotti sono stati un bagno nel lusso. Pc portatili, chiavette, diversi telefoni cellulari sono finiti sotto sequestro, e fin qui siamo nella norma. Ma gli agenti hanno trovato anche le chiavi di tre auto: una Lamborghini, una Mazda modello 6 e una Audi. Tuttavia Egglishaw, non aveva guidato nessuna di queste auto per arrivare a Villa d’Este, bensì una Bentley cabriolet con targa francese, parcheggiata all’interno dell’hotel di lusso. Non possiamo sapere dove e come abbia trascorso questi anni il broker inglese, ma possiamo immaginarlo. Se ha alloggiato in alberghi, certamente di livello non inferiore a quello scelto in Italia, lo ha fatto in Paesi che non prevedevano il monitoraggio degli alloggianti, come avviene in tutti gli Stati dell’Unione Europea, e dove è previsto il fermo ai fini di estradizione. Forse in case private, spostandosi con Lamborghini e Bentley, senza mai patire la scarsità di contanti. Ma nel giro di poche ore, si è trovato catapultato in una realtà che forse aveva solo lontanamente immaginato. Una cella del carcere di Como, sezione «Nuovi giunti», dove confluisce chi entra per la prima volta in una struttura penitenziaria. Tre metri per cinque da dividere in due, con un altro detenuto che, molto probabilmente, non ha dimestichezza con inglese o francese, le due lingue abitualmente utilizzate da Egglishaw. Costretto ormai da giorni a imparare nuove regole di condotta, a mangiare quello che arriva con il carrello. Il suo avvocato, Luca Marafioti del Foro di Roma, si è opposto all’estradizione, sostenendo che i reati di cui accusato il suo assistito, sarebbero ormai largamente prescritti in Italia, e che quindi non ci sarebbero gli estremi per procedere. Ma per il momento, il suo standard di vita rimane quello offerto dalla casa circondariale di Como, in attesa della decisione della Corte d’Appello.