Milano, 17 agosto 2017 - «Quello doveva morire...». Hicham Hamdan è appena rientrato in casa, al piano rialzato di via Palmieri 1 a Milano. Il fratello gli chiede quasi in lacrime: «Cosa hai fatto? Cosa hai fatto?» Lui lo scansa, si infila in bagno e inizia a lavarsi le mani fino agli avambracci, strofinando forte il sapone. Addosso ha ancora il sangue di Salvatore Milici, il vicino di casa che ha aggredito fracassandogli la testa con una mattonella di cemento trovata per strada in una mini-discarica abusiva. I carabinieri arrivano pochi minuti dopo: il 26enne marocchino, pregiudicato per reati contro il patrimonio, prova a scappare, ma viene subito bloccato e ammanettato. «Era da qualche giorno che mi prendeva per il c.», la frase pronunciata negli uffici del Radiomobile a giustificare un assalto senza un perché. Si chiude così una mattinata di follia all’estrema periferia sud di Milano: l’aggressore in cella e la vittima in ospedale a lottare per la vita. Ripercorriamo le tappe del raid. Sono le 10.40 di ieri mattina, siamo all’angolo tra via della Chiesa Rossa e via De Sanctis: da una parte c’è il ristorante El Pulentin, dall’altra un bar tabaccheria. 

Gente per strada, quattro chiacchiere all’ombra per combattere la calura post-ferragostana. In quel momento, Hicham è seduto davanti al portone di casa, al civico 1 di via Palmieri: stabile popolare con un’ottantina di residenti. Lui vive al piano rialzato della scala D con padre, madre e due fratelli più piccoli in 40 metri quadrati di appartamento. «È cambiato dopo aver perso il lavoro, diceva che la mafia voleva ucciderlo: non era più lui, fumava di continuo e se ne stava tutto il giorno in casa», racconterà in lacrime il fratello Simo, 23enne che si divide tra il lavoro in un negozio di scarpe in via Torino e gli studi serali in una scuola in zona Romolo. In cura al centro psico-sociale di via Conca del Naviglio, Hicham è caduto in una spirale di solitudine e cattivi pensieri: guarda tutti in cagnesco, compreso quel signore con cinque cani che abita nella scala vicina e che sbarca il lunario facendo il muratore. È Salvatore Milici, 62enne originario della catanese Paternò: non è sposato e ha solo un fratello che vive in Sardegna. Tra i due non risultano litigi o screzi, nonostante Hicham dichiari: «Era qualche giorno che mi prendeva per il c.».

Evidentemente, il marocchino ha deciso di farla pagare a quell’uomo, non si sa per quale motivo. Alle 10.40 lo vede passare in via della Chiesa Rossa: Milici è appena stato dal medico di famiglia per farsi prescrivere alcuni medicinali e si sta recando nella farmacia di turno, qualche centinaio di metri più avanti. «L’ho visto alzarsi di scatto e correre via», racconta l’altro fratello, Othy. Hicham raccoglie uno dei piastrelloni abbandonati in un angolo e si apposta tra due macchine in attesa di entrare in azione. Poi l’assalto fulmineo: il marocchino raggiunge Milici in uno slargo e lo colpisce alla nuca, lasciandolo a terra in un lago di sangue. Hicham torna verso casa, non prima di aver minacciato con un coltello lo chef del ristorante che gli si è messo alle calcagna per bloccarlo: «Vattene tu...». Pochi minuti e finisce in manette. Milici, intanto, è stato intubato e portato al Policlinico, in condizioni disperate: sanguina dall’orecchio e dal naso, ha il cranio sfondato, grandi emorragie cerebrali, lo portano in sala operatoria. Un intervento per tamponare i danni principali, poi il ricovero in Neurorianimazione, in coma. Sperando che riesca a farcela.