Milano, 7 dicembre 2017 - Dimenticate l’uomo furtivo che va in giro indossando soprabito e occhiali scuri, con la pipa in bocca. Oggi l’investigatore è donna: bella, «tosta» e preparatissima. Come l’avvocato Valentina Tarricone che a Milano, in corso Garibaldi, dirige la prima agenzia investigativa con personale quasi totalmente femminile, la FirstNet. La sorella Simona è amministratore delegato dell’azienda che opera anche a Bari. Qui Valentina è nata 36 anni fa. Suo padre è Aldo Tarricone, uno dei più noti investigatori italiani, consulente della famiglia di Sarah Scazzi.

Percorso obbligato l’approdo della figlia nel mondo della sicurezza?

«Prima ho voluto dimostrare a tutti, soprattutto a me, che potevo costruirmi un percorso con le mie forze e non perché fossi “la figlia di”. Per questo, dopo la laurea in giurisprudenza, mi sono prima trasferita a Miami e poi a Milano, 10 anni fa, dove non mi conosceva nessuno. Sono diventata avvocato e ho cominciato a lavorare in studi legali di multinazionali. Nel 2014, mi sono sentita pronta per una nuova fase della mia vita. Ho cercato di restituire qualcosa alla mia famiglia. Così è nata FirstNet. All’inizio ero solo io in ufficio. Adess il team è composto da tre consulenti e una decina di operativi, solo a Milano».

Quasi tutte collaboratrici femminili. Perché?

«La mia è stata una scelta consapevole. Le donne hanno grande sensibilità ed intuizione, non è vero che non siano adatte per questo lavoro. Mi avvalgo anche di uomini per situazioni particolari, ad esempio per indagini nella prostituzione».

Quali sono i campi di attività?

«Principalmente i nostri servizi sono finalizzati a tutelare il patrimonio aziendale.Le investigazioni possono riguardare dipendenti assenteisti, casi di malattia fraudolenta, uso scorretto dei permessi retribuiti della legge 104, furti nei negozi, concorrenza sleale. Poi c’è la sfera privata, dall’infedeltà coniugale al controllo di minori per abusi di droghe. Un ambito più recente è il digital forensics per il recupero di materiale nei computer».

Un’indagine particolare?

«Una famiglia ci aveva ingaggiato per controllare una frequentazione del figlio con un ragazzo straniero che pareva fare una vita al di sopra delle sue possibilità. Le indagini si sono svolte a Milano, Marrakech, Venezia fino a Hong Kong. Lì abbiamo appreso che il giovane aveva grosse disponibilità di liquido in quanto figlio di un noto imprenditore locale. Non era un criminale, insomma».

Quali sono gli strumenti del mestiere?

«L’attività principale è sempre il pedinamento, di persona ma anche con l’ausilio della tecnologia, installando un localizzatore Gps sulla macchina. Si filma con telecamere nascoste in una borsa o miniaturizzate, dalla forma di innocui occhiali o di un telecomando per auto.