Milano, 10 giugno 2017 - Si sono sposati a New York e negli States hanno regolarmente adottato un bambino. E dal momento che uno dei due padri è ancora cittadino italiano, anche se naturalizzato statunitense, il comune di Samarate, nel Varesotto, dovrà trascrivere nei registri dello stato civile l’adozione congiunta del ragazzino da parte della coppia gay. Lo ha deciso la Corte d’appello civile (presidente Bianca La Monica) depositando ieri le motivazioni della sua ordinanza. L’avvocato trentino Alexander Schuster, che ha seguito il caso, precisa che la decisione «non solo conferma che in Italia l’adozione piena da parte di due persone dello stesso genere non è contraria all’ordine pubblico, ma sconfessa l’approccio del tribunale dei minorenni di Firenze e riconosce che questi provvedimenti di adozione sono immediatamente esecutivi in Italia, senza alcun obbligo di previa delibazione da parte del giudice minorile».

I giuici fiorentini, in un caso analogo, avevano preteso infatti un passaggio «filtro» della sentenza emessa all’estero da esercitare davanti a loro. Non un semplice rilievo tecnico: la trascrizione diretta ordinata al comune varesino - osserva il legale - eviterà a coppie straniere di dover necessariamente rivolgersi ad un giudice. E c’è anche un altro aspetto innovativo. Per l’avvocato Schuster, «finalmente i giudici riconoscono che occorre pone fine anche allo stigma delle adozioni in casi particolari, con bambini che per il diritto hanno sì un genitore, ma non nonni e fratelli». L’adozione trascritta in questo modo regalerà invece al bambino con due padri anche un nonno (il genitore del padre italiano) e quindi anche diritti in materia di eredità.

Tutto ciò è reso possibile dal presupposto sancito dalla Corte, cioè che sindaci e ministero dell’Interno non hanno alcun diritto di intervenire in questi provvedimenti. I giudici li hanno infatti tenuti fuori dalla causa accertando il loro «difetto di legittimazione passiva». «Grande entusiasmo» esprimono i due padri del bambino adottato a New York. «Mio marito ed io eravamo fiduciosi nel buon esito del giudizio perché sapevamo che la mia amata Italia avrebbe presto riconosciuto il diritto di nostro figlio ad esserne cittadino e che anche in Italia gli sarebbe stato riconosciuto che noi siamo i suoi genitori», ha commentato con il suo legale il padre di origini lombarde. «La prossima volta che il nostro bambino verrà a trovare il nonno in Italia lo farà con il passaporto italiano», ha aggiunto l’uomo, coniugato da diversi anni con un avvocato statunitense, e che lavora per l’industria cinematografica internazionale.