Milano, 19 maggio 2017 - Tutto sommato, si piacciono. E già questa è una notizia. Credono, poi, che le relazioni affettive siano più importanti del resto. E rivendicano il primato dell’essere a quello dell’apparire. E allora basta. Nel senso: basta raccontarla come una generazione che non sa guardare oltre il proprio naso. Perché gli adolescenti della Lombardia sono un’altra cosa. Almeno stando al ritratto messo a punto dall’Ipsos, l’istituto di ricerca di Gianni Pagnoncelli. Che, con la collaborazione degli oratori della diocesi della Lombardia, ha potuto fissare le caratteristiche principali di una generazione che fa molto di più che guardarsi allo specchio. Né ottimisti, né pessimisti, la maggior parte dei ragazzi guarda al futuro con grande pragmatismo. Qualche numero, per capire: il 24% di loro ha idee molto chiare sul proprio futuro. E per conquistare i loro obiettivi sognano il liceo, l’università. Gli esperti li definiscono proattivi. Vivono generalmente in famiglie che stanno bene, prevalentemente nella metropoli o nei capoluoghi di provincia.

All'opposto, ci sono gli sfiduciati. Quelli che il domani, chissà. Sono il 14%. Sembrano decisamente preoccupati del proprio futuro. La frase tipica: «Non vale nemmeno la pena di provarci». Spesso sono figli unici, e hanno pochissimi amici. Vivono una situazione di fragilità anche dal punto di vista economico, a causa delle condizioni delle loro famiglie. Un’altra dimostrazione, l’ennesima, di come la crisi agisca direttamente sulla personalità degli uomini, delle donne e dei ragazzi. Altro numero: complessivamente, il 70% degli adolescenti si piace. Nonostante stia vivendo un periodo di crescita tumultuoso e per questo difficile, la percezione di sé è più che positiva. Le figure tradizionali a quell’età contano ancora, e molto. L’80% dei giovanissimi spiega di aver fiducia nella mamma. La fiducia nelle istituzioni, invece, è a un livello bassissimo. Non credono nella scuola («gli insegnanti demotivati, hanno pregiudizi, sono disinteressati alla nostra vita») e nemmeno nella Chiesa («Non ci ascolta», assicura il 31% di loro; «No, ci ascolta, ma solo per imporre le sue regole», replica il 39%).

«Nel complesso- assicura Nando Pagnoncelli - prevalgono le luci, perché i ragazzi hanno uno sguardo limpido e positivo nei confronti del mondo. Investono sui valori, ma considerano meno importante l’impegno diretto». «Gli adolescenti - incalza il vescovo Maurizio Gervasoni - creano relazioni ma faticano a capire le ragioni per cui vale la pena spendersi». Idea: aiutiamoli.