Paderno, 11 gennaio 2018 - «Abbiamo avuto la conferma dalle analisi: l’escherichia coli che ha fatto star male mia figlia è dello stesso ceppo di quello che ha avvelenato l’acquedotto di Cambrembo, in Val Brembana». A svelare il retroscena della vicenda che da due settimane ha fatto ammalare decine di persone della frazione di San Simone, la località sciistica della Bergamasca, è Laura Pasquini, la mamma di 44 anni residente a Paderno Dugnano con il marito Massimo, 45 anni, oltre alla figlia più piccola. La figlia maggiore di 13 anni è da oltre dieci giorni ricoverata all’ospedale di Desio a causa di una grave intossicazione dovuta all’acqua bevuta durante le vacanze di Natale nella casa in montagna della famiglia.

«Sta un po’ meglio ma è ancora ricoverata in ospedale, forse tra qualche giorno la mandano a casa ma per tornare alla normalità ci vorrà del tempo. È fortemente debilitata e ha perso cinque chili», ha spiegato la donna. Anche l’altra bambina, figlia dei vicini di casa in montagna che abitano a Novate Milanese, è ancora ricoverata all’ospedale Bassini di Cinisello con gli stessi sintomi. A causare l’inquinamento dell’acquedotto, le carcasse di alcuni animali morti rimaste nel fondo.

«Ci spaventa anche solo pensare di tornare a casa nostra in montagna: chi ci assicura che non succederà ancora? Possiamo anche usare l’acqua delle bottiglie per bere ma per lavarci come facciamo? Non possiamo nemmeno lavarci le mani, i bambini le mettono in bocca spesso – ha concluso la mamma della 13enne –. Non so cosa farò, prima voglio che mia figlia stia meglio, voglio tornare alla normalità. Poi decideremo cosa fare, se rivolgerci ad un avvocato o meno».