Milano, 13 settembre 2017 - Un coione drammatico. Sempre uguale a se stesso. Lui che non accetta la separazione e aggredisce lei, ad allungare una serie di femminicidi che pare infinita. Per fortuna, stavolta la vittima si è salvata: operata per due ferite da arma da taglio all’addome, dovrebbe cavarsela. Il dramma va in scena ieri mattina nell’estrema periferia est della città. Sono da poco passate le 9.30 quando Anna (nome di fantasia), romena di 30 anni, rientra in viale Ungheria 15 dopo aver accompagnato la figlia di 7 anni a scuola: è tornata a casa della madre, che lavora in Italia da 30 anni, dopo un anno di convivenza con Tiziano Scalzo, 49 anni, collega di lavoro in un’impresa di pulizie di Linate e pare con problemi passati di dipendenza dalla droga.

L’uomo (fratello di un ex calciatore) non si è mai rassegnato all’addio, datato fine luglio: minacce e insulti continui, tanto da costringere la donna a rivolgersi in due occasioni alle forze dell’ordine con formale denuncia (la prima ai carabinieri e la seconda, meno di una settimana fa, al commissariato Mecenate). Nel cortile dello stabile al civico 15, Anna si ritrova davanti Tiziano: forse c’è una rapida discussione, poi il 49enne tira fuori un coltello da cucina e colpisce due volte alla pancia. La donna crolla in una pozza di sangue, l’aggressore scappa con la lama insanguinata dirigendosi a casa sua, a poche centinaia di metri di distanza. È la portinaia del palazzo a dare l’allarme: vede Anna a terra e chiede aiuto a due vigili di quartiere in pattuglia da quelle parti («Ruolo fondamentale sul territorio, altro che immaginette pubblicitarie...», li ringrazierà orgogliosa l’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza).

I soccorsi sono immediati: ricoverata al Policlinico, finisce subito sotto i ferri. I ghisa si mettono sulle tracce di Scalzo, indicato dalla vittima come l’accoltellatore prima di essere caricata in ambulanza. C’è l’indirizzo: via Mecenate 36. Quando arrivano sul posto, i vigili, coadiuvati dai carabinieri, trovano il 49enne barricato in casa. Parte una lunga trattativa. Pian piano, gli investigatori, guidati in prima persona dal neo comandante Marco Ciacci, riescono a conquistare la fiducia dell’uomo, che minaccia di buttarsi dal balcone: «Andatevene, bastardi...», urla in lacrime. Scalzo fuma nervosamente e beve vino da una bottiglia, si alza e si risiede, si mette a cavalcioni sulla ringhiera e poi si riavvicina alla porta-finestra chiusa per metà. Sul posto arrivano il pm Alberto Nobili e un negoziatore inviato dal Comando provinciale dell’Arma, la situazione è tesa. Alle 13 il blitz. L’uomo chiede un po’ d’acqua, qualcuno gli allunga un bicchiere e in un attimo gli sono addosso in quattro: Scalzo si lancia nel vuoto, ma Ciacci, il funzionario Adelmo Pacini e due vicecommissari del Radiomobile e dell’Unità tutela donne e minori lo abbrancano. «Ottimo lavoro, dagli uomini della centrale a quelli che hanno operato sul campo», chiosa il numero uno di piazza Beccaria. «Noi la vera polizia di prossimità», dice Daniele Vincini del Sulpm. Scalzo è stato arrestato per tentato omicidio.