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Uccisa a colpi di mitraglietta Il killer dell'avvocatessa: "Sono venuto a saldarti il conto"

Il delitto a Segrate nell’ottobre del 2006, ecco le motivazioni della sentenza

di Mario Consani

Omicidio Marianna Spinella (Newpress)
Omicidio Marianna Spinella (Newpress)

Milano, 24 agosto 2013 - Era un’avvocatessa trentenne, una giovane penalista. Ma non riuscì a tenere la vita privata separata da quella professionale. Subiva una specie di attrazione fatale per i delinquenti che avrebbe solo dovuto difendere in tribunale e che invece finiva per frequentare. Quella fu la sua colpa e segnò anche la sua fine. Venne ammazzata senza pietà nell’ottobre 2006 sul pianerottolo di casa sua a Segrate, dove era agli arresti domiciliari, con sette colpi di mitraglietta Skorpion. Morì perché gli uomini che aveva amato erano di una specie pericolosa: gente di ’ndrangheta legata a droga, estorsioni, omicidi. Venne tolta di mezzo senza nessuno scrupolo, perché un paio di loro ritenevano di essere stati maldifesi da lei davanti ai giudici, perché uno era stufo di sentirsi chiedere 3 o 4 mila euro per una vecchia parcella. La storia della breve vita e della morte dell’avvocato Marianna Spinella, 31 anni, è ripercorsa nelle motivazioni della sentenza che a luglio ha condannato all’ergastolo Antonio “Tonino” Ausilio, uno dei suoi assassini, suo ex amante.

L’altro è il suo amico e complice Luigi Cicalese (già condannato a 21 anni), pentito di ’ndrangheta che era stato cliente e poi amante della donna, ma non la sopportava più. La donna venne uccisa sul pianerottolo di casa, in via Trieste 7, frazione Redecesio di Segrate, un complesso residenziale dove era arrivata da pochi mesi, al terzo piano della palazzina nella quale da anni viveva l’uomo di cui si era innamorata, Pino Liria. Lei in quel periodo non stava più con Ausilio. Alle sue spalle, pare che l’avvocato avesse anche una di quelle colpe che la mala raramente perdona: un’amicizia troppo affettuosa con la moglie di Ausilio, coltivata mentre l’uomo era in prigione.

Ma forse nella sua fine contarono anche altre ragioni, come la convinzione di Ausilio di essere stato difeso troppo male dalla Spinella, e che i suoi guai giudiziari fossero colpa più degli sbagli dell’avvocato che di quanto aveva commesso. E quando la Spinella si era permessa poi di mandargli una parcella di qualche migliaio di euro, Ausilio non ci aveva visto più.
Marianna Spinella venne ammazzata per questo, per quel mix di affetti e di interessi: perché Ausilio non volle pagare la vecchia parcella e si vendicò anche di come lei l’aveva difeso. «Sono venuto a saldarti il conto» le disse con sarcasmo il killer un attimo prima di scaricarle addosso sette proiettili. A sparare - secondo la Corte d’assise, che ha creduto alla confessione di Cicalese - fu proprio Ausilio, dopo che l’altro si era fatto aprire la porta e aveva spinto la giovane sul pianerottolo.

di Mario Consani

mario.consani@ilgiorno.net

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