Milano / Bergamo / Brescia / Como / Cremona / Lecco / Legnano / Lodi / Monza Brianza / Mantova / Pavia / Martesana / Rho / Sesto / Sud-Milano / Sondrio / Varese

La linea di D'Alfonso: "Niente spazi della città agli evasori celebri"

Nel mirino Dolce & Gabbana

La presa di posizione: "A mio modo di vedere non bisognerebbe concedere gli spazi simbolo della città a personaggi famosi e marchi vip che hanno rimediato condanne per fatti particolarmente odiosi in questo momento di crisi economica come l’evasione fiscale"

di Giambattista Anastasio

Franco D'Alfonso, assessore al Commercio del Comune di Milano (Newpress)
Franco D'Alfonso, assessore al Commercio del Comune di Milano (Newpress)

Milano, 18 luglio 2013 - Se dipendesse solo dall’assessore Franco D’Alfonso, gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana con Milano avrebbero chiuso.  Mentre sono in corso i primi abboccamenti tra la Camera della Moda e il Comune per le sfilate dell’autunno, l’assessore svela quella che per ora è una sua «opinione personale»: «A mio modo di vedere — dice l’assessore comunale al Commercio — non bisognerebbe concedere gli spazi simbolo della città a personaggi famosi e marchi vip che hanno rimediato condanne per fatti particolarmente odiosi in questo momento di crisi economica come l’evasione fiscale».

È lo stesso assessore a citare, per tutti, il caso «Dolce&Gabbana». Come noto, il 19 giugno i due stilisti fondatori della celeberrima casa di moda sono stati condannati, in primo grado, dal tribunale di Milano ad 1 anno e 8 mesi di carcere per «omessa dichiarazione dei redditi» e al pagamento di una provvisionale di 500 mila euro all’Agenzia delle Entrate, costituitasi parte civile. Secondo l’accusa avrebbero evaso 416 milioni di euro a testa oltre a 200 milioni di imponibile riferibile agli affari della società «Gado», creata dai due in Lussemburgo.

La sentenza di condanna emessa il 19 giugno riguarda però solo 200 milioni di euro di imponibile. Massimo Di Noia, legale degli stilisti, ha già fatto sapere che ricorrerà in appello per ottenere l’assoluzione degli assistiti come già avvenuto per l’altra accusa avanzata dalla procura, quella di «dichiarazione infedele dei redditi». E al verdetto d’appello si atterrà anche l’assessore prima di decidere se avanzare o no al sindaco e al resto della Giunta una proposta che, sottolinea lo stesso D’Alfonso, non sarà comunque ad uso esclusivo del caso «Dolce&Gabbana».

«Ritengo — precisa l’assessore, a cui di certo non fa difetto il coraggio delle proprie opinioni — che non sia opportuno, in una fase in cui siamo costretti ad alzare le imposte quali l’Irpef, concedere a chi non rispetta le regole di utilizzare le vetrine più prestigiose della città sfruttandone la visibilità che ne deriva». Già, ma la moda è la moda. Soprattutto a Milano. Come potrebbe prenderla, allora, il resto della Giunta? Si vedrà. Ma il 26 giugno, poche settimane fa, il sindaco Giuliano Pisapia supportato dall’assessore Cristina Tajani assicurava, al brunch di chiusura delle sfilate, che Milano non si sarebbe fatta scippare la moda dalle capitali europee e prometteva un palinsesto autunnale più ricco di eventi. E allora, si può davvero fare a meno di «D&G»? 

di Giambattista Anastasio

Condividi l'articolo
comments powered by Disqus
404 - Resource not found
404 – Resource not found
404 - Resource not found
404 – Resource not found