Milano, 15 iugno 2013 - Girano sempre gli stessi nomi. Finte cessioni. Beni intestati a ex dipendenti. Società spogliate in un attimo. Sempre a pochi mesi dal crac. Due storie, medesimi protagonisti. Si parte dall’ottobre del 2008, quando l’inchiesta «Caronte» mette fine al racket del caro estinto: in manette i vertici di alcune imprese leader nel settore delle pompe funebri e 23 infermieri accusati di corruzione e rivelazione di segreto professionale. Fuori dal legalese: i dipendenti di 8 ospedali (tra cui colossi come Niguarda, Policlinico e San Carlo) incassano fino a 200 euro per segnalare quasi in tempo reale la morte dei pazienti ricoverati; nel dicembre scorso, le condanne del Tribunale.

Tra i presunti componenti dell’associazione a delinquere figurano Mario Sciannameo (2 anni di reclusione) e Riccardo D’Antoni (2 anni e 7 mesi), i personaggi-chiave del nostro racconto. Ai tempi, il primo era l’amministratore di La Varesina srl e Sofam srl, il secondo era il suo delfino. Così fidato, D’Antoni, che nel febbraio 2007 le figlie di Sciannameo, Paola e Sabina, cedono importanti asset patrimoniali alla neonata Gruppo Varesina Sofam srl (GVS srl): i soci sono proprio D’Antoni, Maurizio Cavalletti e Francesco Panzarino (coinvolti anche loro nell’operazione «Caronte»).

La gran parte delle agenzie funebri operanti in provincia di Milano (Baranzate, Bollate, Novate Milanese, Senago e Vimodrone) passa di mano. Scatole vuote ormai senza utilità, La Varesina srl e Sofam srl falliscono il 16 dicembre 2010. Una bancarotta fraudolenta da 13 milioni di euro, secondo l’accusa. Quattro giorni fa, accogliendo le conclusioni dell’indagine «Trapasso» condotta dai pm Francesco Greco e Mauro Clerici, il gip Roberta Nunnari ha disposto l’arresto del capostipite Mario Sciannameo, delle figlie e del trio D’Antoni-Panzarino-Cavalletti. «È stata accertata — scrivono i magistrati — l’esistenza di accordi riservati tra gli Sciannameo e D’Antoni finalizzati a una partecipazione occulta in GVS srl da parte dei primi, sia dal punto di vista societario sia per quanto attiene alla ripartizione degli utili».

Un patto di ferro con regole chiare: a trasferimento avvenuto, agli Sciannameno spetterà il 70% delle quote, col 30% per D’Antoni e soci. Qualcosa va storto, il blitz del 2008 scombina i piani. Tanto che, stando alla ricostruzione degli investigatori, i rapporti diventano burrascosi: Sciannameo senior cerca di estromettere il suo (ex) figlioccio dalla gestione, facendo naufragare la GVS e poi dirottando parte dell’attivo in un’altra società, la Onoranze Funebri Lombarde srl. Non ci riuscirà, perché Panzarino e Cavalletti, cui chiede aiuto per portare a termine il piano, si rifiutano. Pur senza la «spinta» di Sciannameo, la GVS fa crac a metà dello scorso anno, nonostante abbia in pancia 12 agenzie e svolga 1.300 servizi l’anno (un’agenzia media si ferma a 60). Qualche mese prima del default, però, si rimette in moto il gioco delle cessioni. Fili riannodati dagli inquirenti e, parallelamente, da chi queste vicende in passato le ha vissute da vicino, pur non volendo comparire con nome e cognome.

L’8 settembre 2011, D’Antoni, Panzarino e Cavalletti depositano all’Ufficio brevetti la domanda per registrare come persone fisiche la sigla GVS: i più maliziosi sostengono che il passaggio serva a preservare il marchio da un eventuale fallimento. Che puntualmente avverrà. Il 23 novembre, A.C. e D.D. (risiede allo stesso indirizzo a Lainate di Panzarino) fondano la Sofam Onoranze Funebri srl, con amministratore Cavalletti e procuratore Panzarino. Il 20 dicembre, Riccardo D’Antoni costituisce la Onoranze Funebri D’Antoni. Nel gennaio 2012, Cavalletti e Panzarino cedono a D’Antoni le loro quote (66% in due) nella GVS. Che due mesi dopo affitta quasi tutte le attività a tre ditte (due individuali): a L.P. (dipendente GVS fino al marzo 2012 ed ex dipendente La Varesina) vanno le agenzie di Rho, Bollate e Senago per un affitto di 186 mila euro l’anno; la San Remigio Onoranze Funebri srl, costituita pochi giorni prima dagli ex dipendenti R.D. e D.D’O., si prende le agenzie di Vimodrone e le due milanesi di via Sforza e via Tina di Lorenzo (canone da 96 mila euro); infine, le attività di Buccinasco, Bollate, Senago e l’agenzia Duomo di corso di Porta Nuova se le aggiudica l’ex dipendente G. M. Tutti accordi di locazione con impegno ad acquistare nel 2014 a prezzi definiti: il totale fa circa un milione e mezzo di euro. Neanche il tempo di iniziare a lavorare che la GVS si inabissa: è il 14 giugno 2012. Che fine faranno quei contratti? «Hanno carattere fittizio», risponde la Procura. Cattive notizie per i creditori.

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