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Islam, Maroni dice "sì" alla moschea "Ma nel rispetto delle nostre radici"

Scola: "Tener conto della nostra storia e cultura"

Secondo il governatore lombardo “la vera integrazione si ha pero’ nel rispetto delle tradizioni culturali e religiose di un territorio, della nostra storia". Pisapia: "Ognuno abbia un luogo per il proprio credo"

L'incontro in Curia: Guido Podestà, l'arcivescovo Angelo Scola, Roberto Maroni e Giuliano Pisapia (Foto Omnimilano)
L'incontro in Curia: Guido Podestà, l'arcivescovo Angelo Scola, Roberto Maroni e Giuliano Pisapia (Foto Omnimilano)
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Milano, 10 maggio 2013 - Si torna a parlare di moschea a Milano. Questa volta, durante un incontro sulla liberta’ di religione organizzato dall’Arcidiocesi di Milano, alla presenza del cardinale Angelo Scola, del presidente della Regione Roberto Maroni, del sindaco Giuliano Pisapia, del ministro della Difesa Mario Mauro e del presidente della Provincia Guido Podestà, in occasione dell'imminente visita in città del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I.

 

MARONI: "SI' ALLA MOSCHEA NEL RISPETTO NOSTRE RADICI" - Il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ‘apre’ alla possibilita’ di avere una moschea a Milano. “Chiunque puo’ venire pero’ deve rispettare il nostro modo di vivere, le tradizioni e la cultura” ha risposto il governatore durante un incontro sulla liberta’ di religione organizzato dall’Arcidiocesi di Milano, alla presenza del cardinale Angelo Scola.  Secondo il governatore lombardo “la vera integrazione si ha pero’ nel rispetto delle tradizioni culturali e religiose di un territorio, della nostra storia, delle nostre radici. E le nostre sono cristiane. Questa e’ la regola che deve essere rispettata” dopodiche’, Maroni precisa che non spetta a lui concedere un’autorizzazione ma, ribadisce, “nel rispetto delle regole tutto si puo’ fare”.

 

SCOLA: "TENERE CONTO NOSTRA FISIONOMIA E CULTURA" - Sulla possibilità della costruzione di una moschea a Milano "condivido quello che ha detto il presidente Maroni: nel dialogo e nel rispondere a una esigenza effettiva, deve essere costruito tenendo conto della fisionomia della nostra storia e della nostra cultura". Lo ha detto l'arcivescovo Angelo Scola, in occasione di un dialogo sulla libertà religiosa in arcivescovado. Interpellato riguardo alla possibilità della realizzazione di una moschea nelle sue forme tradizionali, "a Venezia - ha ricordato Scola - ad esempio era nata l'idea di costruire una moschea nella città lagunare e alla fine tutti si concordò che l'idea era sproporzionata, che non rispettava questi criteri".

E ancora: "Secondo me è fondamentale che chi domanda la possibilità di un luogo di culto documenti e testimoni l'effettivo e realistico bisogno di questo luogo di culto: lo si vede a partire dalla comunità che domanda, se c'è dietro un popolo che lo chiede, e dal fatto che questa comunità si fa carico delle spese". Per Scola "il principio della libertà religiosa non può non giungere fino alla possibilità realizzata di luoghi di culto, altrimenti sarebbe una pura astrazione. Evidentemente, i principi e i diritti vanno sempre situati storicamente, e questo è un errore che la modernità ha spesso compiuto: abbiamo trasformato i diritti in un elenco su una carta. Bisogna vederli dentro la storia".

 

PISAPIA: "OGNUNO ABBIA LUOGO PER PROPRIO CREDO" - "Credo che sia un diritto di tutte le religioni di chiedere di avere degli spazi per professare liberamente il proprio credo. E che sia un dovere per l’istituzione dare questi spazi, nell’ambito dei limiti della legalità". Interviene così il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, durante l'incontro sulla libertà religiosa organizzato dalla curia Arcivescovile di Milano, alla presenza del cardinale Angelo Scola.

Il sindaco spiega che sono gia’ 35 le domande arrivate all’Albo istituito dall’amministrazione. L’Albo, aperto a tutte le fedi, richiama regole gia’ vigenti nell’ordinamento italiano: "se non si concedono luoghi di culto - ha continuato Pisapia - si viola un principio costituzionale". Inoltre, "la maggior parte delle religioni che hanno fatto domanda di iscrizione hanno gia’ dei luoghi di culto in citta’. Ma serve la regolarizzazione. E noi abbiamo il dovere di far questo". "Milano sara’ sempre piu’ aperta al dialogo con le altre religioni. D’altra parte e’ proprio una sua caratteristica. Ho sempre creduto - ha concluso - che i diritti sociali, civili e religiosi devono camminare parallelamente".

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