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Buste contestate del concorso presidi: la scienza non scioglie il giallo

Nel mirino perché trasparenti, dagli accertamenti tecnici risulterebbero a norma

di Luca Salvi

scuola
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Milano, 13 aprile 2013 - Concorso presidi, le misurazioni scientifiche effettuate sulle buste rispettano i valori di norma. Ma i nominativi dei candidati riportati sui cartoncini erano leggibili. Non in assoluto, ma in determinate condizioni: in una stanza illuminata dalla luce naturale o da una lampada da tavolo come piano visore. È stata depositata la perizia del professore della Sapienza Teodoro Valente sulle buste contenenti i dati dei candidati che accompagnavano le prove scritte del concorso per dirigenti scolastici. Una relazione tecnica tesa a confermare o meno quanto stabilito dal Tar lo scorso luglio nella sentenza che ha sospeso il concorso.

E cioé che «il cartoncino» con «i dati anagrafici risulta agevolmente leggibile, se posto in controluce», contravvenendo al principio di anonimato. Il professore Valente ha ritenuto necessario ricorrere a un’indagine «ictu oculi» (visiva,ndr), «affiancata da determinazioni strumentali sul grado di bianco e da misure di opacità» delle buste e dei cartoncini, per valutare la possibilità che «le prime possano interagire con la luce consentendo di individuare i dati identificativi dei candidati scritti» sui secondi. 

Secondo il verificatore, nome e cognome dei concorrenti risultano leggibili in questi casi: in un locale con «luce solare media del giorno con cielo privo di nubi» o provvista di «una lampada da tavolo come piano visore». In caso di illuminazione naturale a «cielo coperto», i dati identificativi dal lato della busta in corrispondenza del nominativo. Buste trasparenti, quindi? Non in alcune circostanze, secondo la perizia. In caso l’illuminazione della stanza venga da una lampada al neon sul soffitto o da tavolo, i nominativi non risultano leggibili. Per di più, dalle analisi scientifiche i valori del grado di bianco e opacità sono risultati a norma.


Non sono mancate le reazioni delle parti in causa sull’esito della verifica. Mentre lo studio legale Barboni, cui si è rivolta parte dei ricorrenti contro il concorso, afferma che che «se si può intravedere il nominativo, viene meno il principio di anonimato», l’Avvocatura di Stato preferisce non pronunciarsi, finché «la perizia» non «sarà esaminata dagli esperti del Poligrafico. La sentenza finale è attesa per il 30 aprile.

di Luca Salvi

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