Milano, 20 marzo 2013 - Un fulmine a ciel sereno. Uno schiaffo ad una società che da sempre (e soprattutto negli ultimi anni) è fautrice di una vera e propria battaglia contro il razzismo. Bedy Moratti (sempre al seguito della squadra in qualità di Presidente Onorario del Centro Coordinamento Inter Club) e il fratello Massimo ci sono rimasti malissimo alla notizia dell’apertura dell’inchiesta Uefa dopo i presunti cori razzisti nei confronti dei giocatori del Tottenham Adebayor, Dembelè e Naughton (entro lunedì il club invierà una memoria, per la decisione bisognerà aspettare il 19 aprile).

L’impegno del club è proprio in senso opposto, come dimostra Inter Campus, attiva da 15 anni in tutto il mondo a sostegno dei bambini poveri di ogni razza e colore.

Signora Moratti, davvero c’erano gli estremi per aprire un procedimento disciplinare di tale importanza?
«Per me è difficile giudicare e non voglio anticipare quel che succederà nelle prossime settimane: ma allo stadio c’ero, le urla dei tifosi ci sono state, ma sono state di disapprovazione solo perché il giocatore era a terra e non si rialzava, come dimostra il recupero concesso poi dall’arbitro. Sono cose che succedono sempre e dappertutto...».

L’Uefa però la pensa diversamente. Hanno creduto alla versione di Villas Boas e di quelli del Tottenham...
«Guardi, per noi parla la storia. Siamo una società di calcio che da sempre è in prima linea nella lotta contro il razzismo e lo dimostra tutto quel che è stato fatto negli anni passati e che non sto ad elencare».

Basterà questo a dimostrare che la vostra tifoseria non è razzista?
«Non so cosa pensare. Vado sempre allo stadio, in casa e trasferta. Osservo i tifosi e sinceramente io non ho mai sentito cose di cui ora sento parlare. Ci sono migliaia di voci, distinguere un coro offensivo non è mai semplice. E comunque, lo ripeto, la parola “razzismo” è fuori dal nostro vocabolario ed estraneo alle vicende della nostra società. Con questo non voglio negare l’esistenza del problema, perché purtroppo il razzismo c’è. Ma non è una cosa che riguarda noi, semmai altri...».

E nello spogliatoio come reagiscono i vostri giocatori di colore di fronte a queste situazioni?
«Non lo so. Per quel che mi riguarda basta prendere le “rose” degli ultimi anni per capire che per noi la multietnia è fondamentale. Ed è un motivo d’orgoglio dell’Inter, da sempre».

Cosa si sente di rispondere alla stampa inglese e a quegli addetti ai lavori che hanno parlato di “Inter razzista”?
«Preferisco non replicare. Resto stupìta e amareggiata di fronte a certe accuse e lamentele...la nostra società merita sicuramente rispetto».

Ultima considerazione. Come finisce la stagione dopo le ultime delusioni?
«Siamo l’Inter, abbiamo ancora il tempo per riprenderci. Del resto siamo quelli che hanno vinto tutto..»