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Omicidio Curreri, ex ufficiale condannato a 14 anni e 8 mesi

Nell'ottobre del 2011 Mauro Pastorello, 53 anni, uccise il regista milanese in uno studio di audiovisivi in via Watt 5 con due proiettili sparati con una pistola risalente al dopoguerra

Ucciso regista a Milano (Newpress)
Ucciso regista a Milano (Newpress)

Milano, 24 settembre 2012 - Il gup di Milano, Giuseppe Vanore, ha condannato a 14 anni e otto mesi l’ex ufficiale dell’esercito Mauro Pastorello, che nell’ottobre scorso ha ucciso a Milano il regista Mauro Curreri.
Per l’uomo, 53 anni, ancora detenuto, il pm Paola Biondolillo aveva chiesto 14 anni e otto mesi.

L'uomo dell’esercito in congedo ha confessato di aver ucciso il regista Mauro Curreri il 21 ottobre 2011, dicendo: “Il maggiore l’ha giustiziato. È stata una questione d’onore”. La condanna è stata inflitta dal giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Vanore nel procedimento con rito abbreviato scelto dall’imputato. Il gup ha accolto la richiesta di pena avanzata dal pm Paola Biondolillo, riconoscendo Pastorello colpevole di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.

Nel quantificare la pena partendo da una base di 21 anni, oltre allo sconto di un terzo previsto dal rito, Vanore ha riconosciuto l’aggravante contestata equivalente all’attenuante della sem infermità e alle generiche, essendo l’imputato non solo incensurato, ma anche semi incapace di intendere e di volere per un disturbo della personalità di tipo narcisistico.

L’omicidio risale al 21 ottobre 2011. Curreri è stato ucciso a 39 anni in uno studio di audiovisivi in via Watt 5 con due proiettili sparati con una pistola risalente al dopoguerra. Pastorello riteneva che la vittima lo aveva disonorato, costringendolo a chiedere prestiti perché non gli restituiva “200mila euro” che gli doveva per le sue consulenze nelle sceneggiature.


L’ultima, quella per un film sull’aviatore Francesco Baracca appena bocciata dal ministero per Beni culturali. Anzi, proprio la bocciatura della richiesta di finanziamento ha spinto l’ufficiale all’omicidio. “Il civile Mauro Pastorello è morto quando ha ricevuto la lettera”, ha detto nei primi interrogatori dopo l’arresto eseguito dai carabinieri da lui stesso chiamati subito dopo la sparatoria.


Oggi la sentenza di Vanore parte proprio dall’esito della perizia psichiatrica su Pastorello che era stata disposta durante le indagini con la formula dell’incidente probatorio e firmata dallo psichiatra Franco Martelli. In base a tale perizia, Pastorello è pericoloso socialmente, capace di stare in giudizio e le sue condizioni sono compatibili con la detenzione in carcere.
 

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