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A spasso con John Peter Sloan: "Milano è la Londra d'Italia, i milanesi i più inglesi d'Europa"

Scrittore e cantante di Birmingham ormai talmente radicato nella realtà meneghina da usare con nonchalance “alùra” e “te capì”. Il suo metodo è curioso: insegna la sua lingua utilizzando la nostra.

di Massimiliano Chiavarone

John Peter Sloan
John Peter Sloan

Milano, 15 settembre 2012 - “Milano è l’Inghilterra d’Italia e i milanesi sono un po’ gli inglesi d’Europa. Naturalmente escludendo i cittadini della Gran Bretagna”. Parola di John Peter Sloan, scrittore e cantante di Birmingham ormai talmente radicato nella realtà meneghina da usare con nonchalance “alùra” e “te capì”.

Com’è capitato a Milano?
Per caso, comprando il biglietto aereo più a buon mercato. Pagai 25 sterline e atterrai a Linate. Se a Bagdad ci fossi arrivato con una sterlina in meno sarei andato lì, meno male la sorte mi ha aiutato.

Venne a cercare fortuna?
Sì, come cantante. Riuscii con altri due musicisti inglesi a formare la rock band The Max: eravamo di base a Milano ma suonavamo anche in Germania e Francia. Era la metà dei ’90, che tempi: bevevo come non mai e ho conosciuto, tra le fan milanesi, in periodi diversi, le due donne più importanti della mia vita. Una di loro è la madre di mia figlia Dhalissia, che ora ha 17 anni. E’ con lei che è cominciata la mia fortuna.

In che senso?
Dopo 17 anni di peregrinazioni per l’Europa volevo fermarmi e la nascita di Dhalissia mi convinse a cambiare. Mi misi a insegnare inglese, almeno così restavo sempre a Milano.

E di qui nasce il suo metodo che l’ha reso famoso?
Sì. La mia idea base è quella di usare l’italiano per insegnare l’inglese e poi ho portato l’umorismo in aula per superare il blocco psicologico che coglie gli italiani ogni volta che devono usare la mia lingua madre. Un esempio? Questo funziona solo a Milano: incoraggiavo gli allievi a sbagliare e se ognuno di loro non avesse fatto almeno tre errori a testa, negli ultimi 10 minuti di lezione li costringevo ad ascoltare i cd di Nino D’Angelo.

Intanto la scopre la tv.
Sì, siccome gli italiani non amano fare i compiti, giravo per i miei allievi alcuni video didattici sulla mia vita a Milano. Uno di questi filmati finì tra le mani di un autore di Zelig e così mi proposero un provino.

E lei?
Non sapevo neanche cosa fosse Zelig, poi scoprii che era il vostro teatro comico, cioè il cabaret. Piacqui, fui arruolato e nacque “Zelig in English”, uno show, ripreso anche in tv, con cui sono andato avanti per 4 stagioni. La sorpresa è che gli stessi inglesi pagavano per venirmi a vedere.

E spopola in libreria con un corso di inglese.
Sì, “Instant English” per Gribaudo con cui ho venduto solo in Italia 350 mila copie. E’ il corso di inglese più acquistato dagli italiani ed è best seller in sei paesi. Poi ho aperto anche una scuola a Milano (www.jpscuola.it). Ma per scrivere il libro ho dovuto smettere di lavorare.

E come riusciva a far quadrare i conti?
Per racimolare un po’ di soldi mi ha dato una mano Marco Carrai di “Vendiamolo” in via Piero della Francesca. Grazie a lui ho venduto su Ebay un sacco di miei oggetti come giubbotti di pelle, macchine fotografiche, chitarre, dischi. Poi con i primi guadagni del libro, Marco mi ha aiutato a ricomprarli.

Per questo le piace via Piero della Francesca?
Sì, perché frequentando Marco ho conosciuto tanti milanesi che vivono in zona e sono diventati miei amici. La stessa via è bellissima: piena di negozi, bar con tavolini, ristoranti, sembra di stare a Carnaby Street.

Quali sono gli shock culturali che un inglese sperimenta a Milano?
Nonostante siamo al Nord, i milanesi sono i meno preparati ad affrontare la pioggia. Ne parlano sempre come di un evento eccezionale. E poi solo qui ho visto persone che entrano con gli ombrelli aperti negli autobus per non bagnarsi.

Altre differenze?
Gli italiani sono più sciolti: per esempio qui un uomo può abbracciare i suoi amici senza vergognarsi. In Inghilterra perderebbe la cittadinanza. Gli uomini inglesi sono molto repressi, non possono mai mostrare i propri sentimenti né tantomeno debolezze. Ma in compenso hanno più senso civico. La donna italiana è materna, ma per fartela pagare ti tiene il muso e fa lo sciopero sessuale. La donna inglese, invece, se si secca piuttosto ti picchia, ma non rinuncerebbe mai a fare l’amore.

di Massimiliano Chiavarone

mchiavarone@yahoo.it

Il negozio
Vendiamolo,
Via Piero della Francesca, 20, Tel. 02-36567953. E’ un negozio unico nel suo genere: se non avete dimestichezza con le vendite online, portate qui gli oggetti che volete vendere, Marco Carrai li propone su Ebay e vi dà il ricavato trattenendo una percentuale.

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