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Omicidio di via Muratori, lo strano sfogo su Facebook "Basta, vadano al diavolo"

Carolina Payano, uccisa insieme al compagno Massimiliano Spelta in zona porta Romana, scriveva sul suo profilo sul famoso social network: "Voglio tornare al mio Paese"

di Bruna Bianchi

Massimiliano Spelta e Carolina Payano Ortiz, uccisi in strada a Milano (Newpress)
Massimiliano Spelta e Carolina Payano Ortiz, uccisi in strada a Milano (Newpress)

Milano, 12 settembre 2012 -«Con Dio tutto è possibile». Carolina Payano lascia due fotografie in bella vista sull’ultima pagina scritta del diario di Facebook. Si è appena tagliata i capelli e fatta tingere di rosa una grossa ciocca. È il 31 di agosto, ultimo giorno a Cogorno, in Liguria, prima di rientrare a Milano. Sorride, la ragazza dominicana, mostrando il volto di una ventenne che di corsa è diventata moglie e madre in un Paese straniero. I giorni precedenti trasudano di tristezza e rabbia.

Le poche frasi alla vista di tutti, ora che non c’è più, sono scritte nella sua lingua madre con quel modo di scrivere che hanno i ragazzi latino-americani, tutto amore e affetto, parole sincopate e dolore e gioia da mostrare senza pudore. Il diario era cosa sua e dei suoi 348 amici, nella stragrande maggioranza dominicani. Domenica, ha registrato Facebook, Carolina ha stretto amicizia con 16 persone, tra cui alcuni musicisti. Le piaceva il rock e Madonna. La playstation e il dolce far niente in chat. Della sua bambina riempie l’album fotografico. La vuole mostrare con orgoglio agli amici più cari e lontani.
 

Prima di diventare madre, appare una ragazza esuberante, con un seno prorompente che non c’entra affatto con il suo corpo: la chirurgia estetica è il regalo che si fanno le quindicenni, quasi un must in alcuni Paesi dell’America Latina. Questa stessa bella ragazza dichiara amore per suo marito Massimiliano e lo mostra con orgoglio per sentirselo dire dalle amiche rimaste a Santo Domingo a vivere una vita difficile: «Che fortunata sei stata».

Poi lascia post carichi di un conflitto che la tormenta. C’è qualcosa che non va nella vacanza in Liguria. Scrive Carolina il 28 agosto: «Se fai, è cattivo, e se non fai, anche. Dio mio, aiutami a capire questa vita da pazzi». L’amico Albert, dai Caraibi, la consola: «Sii paziente e non ti arrabbiare, tu ti arrabbi con facilità». Lei gli risponde il giorno successivo con una frase secca: «Tutto ha un limite e il mio è già superato». Il senso di frustrazione, o chissà che altro, è offerto a internet come fosse un diario fatto di pagine bianche da riempire e condividire: «Sono sempre disponibile per quelli che mi amano. Per quelli che no ciao, addio». A volte sembra volersi convincere che almeno Massimiliano la ama: «Non c’è niente di meglio che amare ed essere riamati». Un’amica lascia un commento che sembra pungente, come se non le credesse: «Se l’amore è corrisposto...». 

Il 27 agosto, qualcosa ha aumentato il conflitto tra gente con pelle e cultura diverse e ha fatto crescere di colpo la nostalgia di una figlia del mare dei Caraibi, dove la povertà diventa esotica come il luogo e confonde i turisti: «Sono stanca di essere buona e sopportare, non ce la faccio più. Che se ne vadano al diavolo». E ancora: «È vero, me ne voglio andare al mio Paese e dimenticarmi di questa gente diabolica». L’amica Gelandi le corre in aiuto: «No, mio amore, non darle soddisfazione, è ciò che quella stupida vuole». Il 25 agosto, la piccola L. viene scelta come la seconda bambina più bella della pagina «I loves Bebes». La sua immagine trionfa in copertina in una foto scattata mesi fa durante un viaggio in aereo. Carolina era ai settimi cieli il 5 settembre quando hanno comunicato i vincitori: «La mia bambina è bellissima. Grazie a tutti».

di Bruna Bianchi

bruna.bianchi@ilgiorno.net

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