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"La bimba gridava mamma e lei era piena di sangue"

Delitto Spelta, la donna che ha salvato la piccola

Manuela Di Nardo è stata la prima a prestare soccorso alle vittime dell’agguato in via Muratori

di Anna Giorgi

Via Muratori, la Scientifica indaga sul luogo del delitto Spelta. Nel riquadro l'imprenditore con la compagna Soleyni di 22 anni, colpita a sua volta da un proiettile alla nuca e deceduta al Policlinico (Ansa)
Via Muratori, la Scientifica indaga sul luogo del delitto Spelta. Nel riquadro l'imprenditore con la compagna Soleyni di 22 anni, colpita a sua volta da un proiettile alla nuca e deceduta al Policlinico (Ansa)

Milano, 11 settembre 2012 - Cinque colpi consecutivi. Come due petardi. Poi due corpi stesi sull’asfalto, in un lago di sangue. E una bambina di un anno e mezzo che chiama la mamma e piange disperata. È la sequenza choc vissuta in presa diretta da Manuela Di Nardo, la prima a prestare soccorso alle vittime dell’agguato di ieri sera in via Muratori.

«Stavo prendendo il caffè al bar Mariposa — racconta la donna — quando ho sentito due colpi. Pensavo fossero due petardi, sa qui ci sono tanti bambini che giocano per strada: all’inizio ho creduto si trattasse di uno scherzo». Non è così. «Sono comunque uscita in strada e lì mi sono accorta dei due corpi a terra», continua Di Nardo. I sicari si sono già dileguati, qualcuno ha chiamato i soccorsi. Manuela vede la bimba in lacrime, ancora in braccio alla mamma. Sul viso, qualche escoriazione: colpita alle spalle, la madre è caduta trascinandola con sé sull’asfalto. La signora afferra la ragazzina e la stringe al petto. Cerca di rassicurarla.

«Ho capito subito che lui era morto — prosegue Manuela —. La donna, invece, perdeva tanto sangue dalla testa: probabilmente l’hanno colpita alla nuca». In pochi minuti, si materializza l’ambulanza. Arrivano anche i poliziotti: «L’ho data subito a loro: speriamo che la madre riesca a salvarsi». È ricoverata in gravi condizioni al Policlinico. Non c’era, però, solo Manuela ieri sera in via Muratori. Strada molto trafficata, è l’ora dell’aperitivo. I locali sono pieni da un pezzo, forse anche Massimiliano e Suleini sono in zona per passare una serata al ristorante insieme alla figlia di un anno e mezzo. Poi, la tragedia.

«Li ho sentiti eccome i colpi e mi sono subito spaventato», afferma Antonio Visigalli, che abita in uno stabile a due passi dal luogo dell’agguato. «A quell’ora i miei figli tornano a casa: mi sono allarmato, avevo paura gli fosse successo qualcosa di grave». Pure Antonio vede il corpo esanime di Massimiliano. E quello dolorante di Suleini, che stringe ancora al petto la figlia. «A quel punto i soccorsi erano già arrivati».

Oltre allo choc per la sparatoria c’è anche l’incredulità per un episodio senza precedenti. Specie in una zona tranquilla a metà strada tra Porta Romana e viale Umbria: «Mai un problema, qui c’è solo gente tranquilla». Non proprio un punto di riferimento per gli adepti della movida, via Muratori è comunque una strada piena di locali dove fare l’happy hour o andare a mangiare la sera. «Non ce lo saremmo mai aspettati, proprio qui sotto casa nostra». Lo ripetono tutti. Eppure è successo.

anna.giorgi@ilgiorno.net

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