Milano, 7 marzo 2012 - Può il diritto di andare in bicicletta avere la meglio sul diritto di una mamma di una figlia malata di tetraparesi spastica ad avere un posteggio disabili sotto casa? Per gli uffici comunali sì. Sui larghi marciapiedi di via De Amicis non c'è posto per l'auto di Martina Sacchetti, 22 anni, madre di Virginia, appena 19 mesi. Prima vengono i ciclofili. «Vivo una situazione assurda» dice lei.

Sacchetti, a gennaio ha chiesto al Comune un posteggio disabili sotto casa. Risposta?

«Ci hanno telefonato dicendoci che non potevano darci il posteggio perché in via De Amicis c'è la corsia riservata alle biciclette, quindi non è possibile consentire ad un'auto di invaderla, anche solo per il tempo necessario a lasciare l'auto sul marciapiede. Dicono che si andrebbe a creare una situazione di pericolo per chi va in bici sulla pista. Peccato che lungo la via è pieno di passi carrai che giornalmente invadono la ciclabile per entrare e uscire dai condomini. Ci hanno detto di richiamare per indicare un'altra via, a scelta, in cui chiedere il posto riservato. Ma a che serve avere il posteggia a centinaia di metri da casa?».

Oggi dove parcheggia?

«Capita spesso che debba lasciarla fuori dalla Cerchia, perché in questa zona i posteggi scarseggiano. Ho provato due sole volte a lasciarla sotto casa e mi hanno fatto la multa. Una volta i posti per disabili sul marciapiede di via De Amicis c'erano (le strisce gialle sono state cancellate ma si notano ancora, e le auto continuano a sostarvi ndr), perché è ampio abbastanza da non ostruire il passaggio dei pedoni. Il nostro non è un capriccio: ogni settimana Virginia fa tre sedute di fisioterapia e due sedute dal logopedista. Che piova, nevichi o faccia bello, cinque volte alla settimana la porto alle sedute a piedi, spingendo un passeggino ortopedico che pesa oltre 12 chili. E la porto a piedi perché a volte l'auto è posteggiata lontana e perché ho il terrore, al ritorno, di non trovare più parcheggio. Le sembra una condizione degna di una città civile?».

Non bastasse, non è ancora riuscita a riscuotere l'indennità di accompagnamento.

«Già. Finché mia figlia avrà bisogno di tutte queste cure, non potrò tornare al mio lavoro, l'agente immobiliare. Ho chiesto all'Inps un'indennità di accompagnamento e dopo avermi fatto aprire un libretto postale mi hanno detto che per avere l'indennità e per poter figurare come tutore legale di mia figlia devo interdirla. Si rende conto? Interdire una bimba di 19 mesi, come se a 19 mesi i figli degli altri fossero in grado di parlare, intendere e volere».

di Giambattista Anastasio

giambattista.anastasio@ilgiorno.net