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Caso Savarino, Riesame: il nomade è maggiorenne

Deve restare in carcere

Respinta dai giudici l’istanza della difesa che con una memoria di circa 500 pagine che chiedeva la nullità dell’ordinanza di custodia cautelare poiché il ‘caso’, a detta del difensore, era di competenza del Tribunale per i minorenni

Il vigile Nicolò Savarino, travolto e ucciso da Suv
Il vigile Nicolò Savarino, travolto e ucciso da Suv

Milano, 17 febbraio 2012 - Il Tribunale del Riesame di Milano ha confermato che il giovane nomade, accusato di aver travolto e ucciso a bordo di un Suv il vigile urbano Nicolò Savarino a Milano lo scorso 12 gennaio, è maggiorenne. E' stata infatti respinta dai giudici l’istanza della difesa che con una memoria di circa 500 pagine, di cui 300 di documenti, chiedeva la nullità dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Vanore, poiché il ‘caso’, a detta del difensore, era di competenza del Tribunale per i minorenni.


Secondo i giudici del Riesame, il ‘’dubbio’’ sull’età del nomade, che per i familiari si chiama Remi Nicolic, ‘’sfuma, ed appare evidentemente superfluo, foriero di inutili costi per la collettività". Per il Tribunale, in sostanza, come ha sostenuto il gip, non c'è bisogno di trasmettere gli atti alla Procura per i minorenni per accertamenti radiologici per determinare l'età , perché un’analisi simile è stata già "compiutamente’’ eseguita ‘’a dicembre 2011’’, quando il giovane venne fermato per un furto. Il collegio (Martorelli-Taccone-Corte) scrive poi che la questione dell'età "è strettamente legata a quella dell'identità dell’indagato, che ha sempre fatto tutto il possibile per rendere difficile l’identificazione’’. E i giudici ritengono che i molti documenti prodotti dalla difesa si basano su ‘’dichiarazioni di sedicenti parenti e testi’’ e lo stesso giovane ‘’in più occasioni, ha dichiarato date di nascita che ne attestano la maggiore età".

Il nomade, concludono i giudici, deve restare in carcere: uccidendo il vigile ha mostrato ‘’assoluto spregio per la vita umana’’. L’avvocato David Russo, difensore del giovane, replica così alle motivazioni dei giudici: ‘’Il padre dell’indagato, Sig. Zoran Jovanovic, viene indicato come sedicente tale ed è inesatto: abbiamo prodotto i risultati del test del dna che confermano il rapporto di genitorialità tra i due soggetti’’.
 

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