Il caso della morte di Alessandro Mosele, il motociclista inseguito e investito due volte dal sessantenne milanese dopo un insulto
Milano, 10 febbraio 2012 - Vittorio Petronella, il pensionato di 71 anni che lo scorso luglio ha inseguito, investito e ucciso un motociclista dopo una banale lite in strada, "ha in ogni modo, anche davanti a questo giudice, cercato di gettare il discredito sulla figura’’ della vittima, descrivendolo come un ‘’ragazzo offensivo, aggressivo e maleducato, di per ciò solo meritevole della atroce fine avuta". Lo scrive il gup di Milano, Donatella Banci Buonamici, nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato l’anziano a 16 anni di carcere.
Come ricostruito dalle indagini del pm di Milano Antonio Sangermano, il 25 luglio, verso le 15,30, Petronella e il motociclista, Alessandro Mosele, 35 anni, avevano litigato al semaforo tra viale Doria e via Palestrina, a Milano, perché il pensionato avrebbe tagliato la strada al centauro. Tra i due erano volati sputi e insulti e l’anziano aveva deciso di inseguire Mosele anche contromano in viale Doria, fino a che non lo aveva centrato in pieno con la sua macchina. L’uomo aveva tentato di resistere aggrappato alla targa dell’auto e poi era finito sotto le ruote.
Il gup, che ha condannato con rito abbreviato il pensionato per omicidio volontario lo scorso 24 novembre, nelle motivazioni, appena depositate, ricostruisce la dinamica di quanto accaduto, riportando soprattutto ‘’le tante testimonianze oculari estremamente dettagliate ed univoche’’. Una serie di testimoni che il gup definisce ‘’attenti, esterefatti, inorriditi dalla brutale scena’’ e tutti concordi nel dire che l’anziano ‘’ha intenzionalmente e volontariamente rincorso e investito’’ il giovane, i cui familiari nel processo erano assistiti come parti civili dall’avvocato Salvatore Scuto.
Il giudice, nell’infliggere 16 anni a Petronella, spiega che non gli si possono concedere le attenuanti generiche, perché "non ha mai mostrato alcun segno di pentimento, alcun rimorso’’ e riporta gli interrogatori nei quali l’uomo aveva raccontato di aver subito uno sputo, oltre a difendersi spiegando, in sostanza, che non voleva uccidere. Secondo il gup, però, l’anziano ha agito ‘’in preda ad un’ira furiosa’’ e ‘’animato dalla volonta’ di uccidere’’, come se ‘’tale offesa (lo sputo, ndr) fosse di tale gravita’ da giustificare la perdita della vita’’. Si e’ ‘’trincerato dietro la sua onorabilita’, rispettabilita’ (...) ha lucidamente dichiarato, anche dopo aver appreso della morte del ragazzo, la sua volonta’ di agire a tutela della sua onorabilità’’.
La sua difesa, poi, si legge ancora nelle motivazioni, ha cercato addirittura di ‘’far entrare nel giudizio una consulenza’’ che ‘puntava’ sullo ‘’stato di ebbrezza alcolica’’ della vittima. Tutto cioò mentre l’anziano ‘’ha continuato a giustificare la propria condotta come reazione legittima all’insulto’’. L’uomo e’ stato anche condannato per lesioni, perché quel giorno, dopo essere passato ‘’con la macchina per due volte’’ sul corpo del giovane, anche facendo inversione a U, ha pure investito volontariamente ‘’una spettatrice terrorizzata ed incredula della scena’’.