Il disegnatore di «Piccolo Uovo»: uno strumento di libertà
Milano, 3 febbraio 2012 - È arrivato in libreria la scorsa estate. «Piccolo Uovo», testi di Francesca Pardi e disegni di Altan (edito da Lo Stampatello), è la storia di un ovetto che non vuole nascere perché non sa dove andrà a finire. Inizia così un viaggio che lo porterà a conoscere i più diversi tipi di famiglia, da quella monogenitoriale a quella omosessuale. Una favola destinata a far discutere. A settembre, l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, lo elogia pubblicamente. La polemica si riaccende in Consiglio di Zona 3: è il consigliere pidiellino Francesco Migliarese a invocarne la censura preventiva in una mozione che verrà discussa il 9 febbraio. L’altro giorno, il tweet sulla pagina di Forza Nuova di Milano: «Il piccolo uovo di Altan, odiosa cultura omosessuale insegnata ai bambini, roghi in piazza». Una frase che richiama neanche troppo velatamente la campagna contro i libri non tedeschi lanciata da Joseph Göbbels nella Germania nazista di Hitler.
«Mi sembrano gesti di stampo antico: non saprei come altro definirli». Liquida così Francesco Tullio Altan, padre-disegnatore della Pimpa e ironico vignettista, la polemica scatenata da Forza Nuova sul libro «Piccolo Uovo», testi di Francesca Pardi e illustrazioni del celebre autore satirico trevigiano. Si dice sorpreso e, precisa, «non c’era alcun intento polemico da parte mia».
Cosa intende quando fa riferimento a «gesti di stampo antico»?
«Mi riferisco alla Germania anni Trenta: è in quel periodo storico che si mettevano in atto iniziative come quella lanciata da Forza Nuova».
Negli ultimi giorni, il suo libro è entrato nel dibattito politico. Prima una mozione di un consigliere del Pdl in Consiglio di Zona 3, poi la presa di posizione di Forza Nuova. Si aspettava che l’opera sollevasse un simile polverone?
«No di certo, anche perché la mia intenzione non era affatto provocatoria: non avevo né ho adesso alcuna voglia di far polemica. Per me, quell’opera è solo un grandissimo strumento di libertà, utile ai bambini per capire cos’è l’amore e magari stimolare il dibattito nelle famiglie».
Ci spiega in due parole la trama della storia raccontata nel libro?
«È una piccola favoletta che narra di un ovetto alla ricerca di una famiglia. Ne trova tante lungo il suo cammino. Ne trova di tutti i tipi, tutte rispettabili allo stesso modo, tutte degne di rappresentare un mondo meraviglioso in cui crescere. Come dire, non c’è una famiglia che sia meglio di un’altra a priori: l’unica cosa importante è che ci sia amore tra i suoi componenti».
L’ovetto ne trova anche una formata da due pinguini in frac e bombetta con figli, chiara metafora di una famiglia omosessuale. Passaggio che ha ispirato il tweet comparso sulla pagina di Forza Nuova di Milano: «Il piccolo uovo di Altan, odiosa cultura omosessuale insegnata ai bambini, roghi in piazza».
«Non voglio nemmeno sprecare del tempo a rispondere a una frase del genere, né alimentare polemiche per un’uscita che si commenta da sola. Del resto, siamo abituati a prese di posizione del genere da parte di certi ambienti. Ribadisco solo che né io né l’autrice dei testi, Francesca Pardi, avevamo alcun intento polemico: si tratta di una storia molto bella e istruttiva. Basta, non c’è altro da aggiungere».
Sarebbe favorevole alla diffusione del libro negli istituti scolastici milanesi?
«Certo, perché no? Sarebbe davvero una bella idea».
di Nicola Palma