A giorni salperà in Maserati per sfidare il primo di quattro record di velocità sulla prima rotta di Colombo da Cadice a San Salvador
Milano, 29 gennaio 2012 - A giorni salperà in Maserati per sfidare il primo di quattro record di velocità. Il velista milanese Giovanni Soldini ha trasformato un inciampo - Italia 70 fuori dalla Volvo Ocean Race - in occasione per doppiare un altro limite. Stessa barca modificata in bolide dei mari (col sostegno di Bsi e Generali, oltre a quello della casa automobilistica), un monoscafo che sulla prima rotta, quella di Colombo da Cadice in Spagna a San Salvador nelle Bahamas, il record da battere non ce l’ha: «Vogliamo fissare un tempo di referenza, possibilmente basso».
Quanto basso?
«Da 12 ai 15 giorni».
Cosa vuol dire?
«Essere su un mezzo meccanico evoluto e portarlo al massimo delle sue possibilità. Cercare il punto in cui te la fai sotto, un po’ come un pilota quando stacca in curva, il massimo dell’ansia sostenibile senza distruggere la macchina».
L’anno scorso ha guidato una traversata oceanica diversa: a bordo aveva intellettuali e imprenditori che studiavano «sette mosse per salvare l’Italia».
«Le sono piaciute? Io, comunque, facevo il capitano».
Con equipaggio e passeggeri del tutto particolari.
«È stato molto interessante dal punto di vista umano. Si sono dovuti adattare, e l’hanno fatto al volo. Ed era bello vedere gente con posizioni diverse capace di confrontarsi con rispetto e decenza».
Sarà l’aria di mare. Li imbarcherebbe i leader dei partiti italiani?
«No. Non quelli di adesso. Le sette mosse sono molto correlate, bisogna cominciare dalla prima».
“Meno politici, più politica”.
«Chi va a rappresentarci deve farlo perché sente un dovere morale. Un po’ quel che ha fatto Monti. Il problema è che il Parlamento è quello che è».
Quello di prima.
«Appunto».
Però le insurrezioni, dai forconi ai pescatori ai camionisti, ci sono adesso.
«Adesso almeno c’è la volontà di affrontare i problemi, prima si diceva che non c’erano. È come quando sei malato. Siamo un Paese malato».
Che si sveglia nella fase acuta. Lei abita a Sarzana, ne sa qualcosa.
«So che il riscaldamento del pianeta c’è: se piovono 65 centimetri in quattro ore è un casino, ovunque. Sono dieci anni che scienziati e meteorologi ci avvertono. La natura ci dice delle cose, ma l’uomo è duro di comprendonio. Negli ultimi cento anni ci siamo schiumati il pianeta, e tutto è in accelerazione folle, e porterà a scontri sociali per le risorse, che sono finite».
A cominciare dal mare.
«Era molto vasto, ora a Capo Horn incontri le navi da crociera. Nel Pacifico, a 50 Sud, mi son trovato in mezzo a una flotta di 60 pescherecci industriali. Se la logica è vince chi arriva prima tra vent’anni non ci sarà più un pesce».
Dovrebbe dirlo ai pescatori.
«Lo faccio. Nel 2009 durante una regata in Messico sono finito in una rete non segnalata, di notte. Col capo della cooperativa abbiamo parlato tutta la notte. Cinque anni prima con una rete di 200 metri manteneva tutta la famiglia, allora non gliene bastava una di due chilometri. Le cose vanno molto in fretta».
Sul naufragio della Costa s’è detto che chi sta in mare naviga e chi sta a terra giudica. Lei indubbiamente naviga.
«È una tragedia, ci sono tanti morti. Ho una mia idea ma la tengo per me. Poi i fatti parlano da soli».
Ma la legge del mare esiste ancora o no?
«Per me esiste eccome, ma c’è un sacco di gente che la mette in discussione».
In mare?
«Nella società. Oggi se tiri su un naufrago che non ha il passaporto giusto, quello con la carta di credito, vai nei guai. E non solo in Italia. Negli Usa ti addebitano le spese del rimpatrio, crede che una petroliera si fermi? E l’armatore poi che fa? Prende il comandante e lo pedala».
Il comandante non era “l’ultimo monarca assoluto”?
«Il comandante è uno che raramente è assunto, solo se ha fatto il bravo lo reimbarcano. Ma quale monarca, è un poveraccio».
di Giulia Bonezzi