Arrestati i fiancheggiatori in azione a Milano. L'inchiesta sui Valle-Lampada si arricchisce di un nuovo capitolo
Milano, 28 gennaio 2012 - Tre finanzieri corrotti, un imprenditore calabrese e il direttore di un grande albergo di Milano. L’inchiesta sul clan Valle-Lampada, cioè sulla ’ndrangheta in Lombardia, si arricchisce di un nuovo capitolo. La cosca era stata decapitata con due ondate di arresti nel luglio 2010 e nel novembre scorso, finirono in manette alcuni esponenti del clan e i primi colletti bianchi ritenuti fiancheggiatori dell’organizzazione mafiosa (un magistrato del tribunale di Reggio, un medico, un avvocato, un consigliere regionale calabrese e un maresciallo della finanza in forza a Milano). Quella di ieri è un’altra puntata della mega inchiesta che ci consegna anche il coinvoglimento (da provare) dell’ex dirigente del Sismi Nicolò Pollari. Alcuni degli indagati nelle intercettazioni parlano di un «certo Nic».
Ma andiamo per ordine. E cominciamo dal terzetto di finanzieri infedeli. Michele Di Dio 34 anni, Michele Di Noto 39 e Luciano Russo 36, marescialli che fino all’altro ieri lavoravano in via Valtellina. E ieri hanno traslocato in carcere. Sono impiegati nel nucleo che opera nel settore del monopolio statale, del gioco e delle scommesse con compiti di polizia amministrativa e giudiziaria. Non è stato un fulmine a ciel sereno. A novembre il loro complice Luigi Mongelli era stato incastrato e loro erano stati perquisiti. Due mesi dopo è arrivato il conto da pagare alla giustizia, almeno secondo l’accusa. In un anno e mezzo (dal 2009) avrebbero intascato oltre 700mila euro (insieme), a 40 a 60mila euro al mese per chiudere un occhio sui controlli fiscali negli esercizi pubblici del clan, (leggi nei videopoker e simili). Si annunciavano con una telefonata (intercettata) e i gestori amici dei Lampada collegavano le macchinette alla rete dei Monopoli.
E il controllo era ok. Appena uscivano i marescialli, le macchine venivano scollegate e nessuno avrebbe potuto tenere conto delle giocate e delle vincite. Quanto hanno guadagnato frodando il fisco (e di questo dovranno anche rispondere i finanzieri)? Due dei tre finanzieri, attraverso le loro mogli, avrebbero gestito una società che tra i soci aveva una serie di «soggetti con partecipazioni rilevanti nel settore dei videogiochi». Giusto per recuperare un po’ di quattrini frodati all’erario, sono stati messi sotto sequestro preventivo beni immobili dei tre arrestati per 700mila euro (case a Taranto, Milano e Pesaro).
E veniamo al direttore dell’hotel Brun, Vincenzo Moretti 69 anni, ai domiciliari per favoreggiamento. La sua accusa è semplice: aveva informato il clan (che si riuniva in quell’albergo) delle visite degli investigatori che indagavano sui Lampada-Valle e li avrebbe aiutati ad eludere i controlli. L’ultimo personaggio è Domenico Gattuso, 35 anni, imprenditore edile reggino che vantava contatti con uomini molto vicini all’inchiesta (magistrati e poliziotti). Imputazione pesantissima: concorso esterno in associazione mafiosa.
di Tino Fiammetta