I giovani artisti che hanno partecipato all'incontro di Palazzo Reale con Boeri chiedono più visibilità per i loro progetti, maggiori spazi e infrastrutture
Milano, 16 dicembre 2011 - Potrebbero essere gli Archi di via Ferrante Aporti il luogo destinato a laboratorio di idee per i giovani creativi e designer della moda. Il tunnel che passa proprio accanto alla stazione centrale, ambiente molto metropolitano e fascinoso è stato “eletto” da molte promesse della moda come sede possibile di una fucina creativa. Perché i giovani che hanno partecipato a palazzo Reale all’incontro con l’assessore Stefano Boeri chiedono più visibilità per i loro progetti, più spazi e infrastrutture, più servizi.
Una nuova Milano elettrica e creativa un po’come Berlino, per non lasciare che la più internazionale Parigi le rubi l’ambito scettro di capitale della moda. Tante le proposte e le idee sottoposte all’attenzione dell’archistar Boeri, a partire dal potenziamento del fashion incubator messo sul tavolo dal presidente della Camera nazionale della moda Mario Boselli, «un progetto importante che ha già dato risultati concreti e che l’amministrazione Moratti aveva finanziato», poi la rete tra le piccole imprese, il segreto del successo di Massimiliano Brizzi, patron di White.
«La moda non è solo grandi marchi - dice Brizzi - è un errore focalizzarsi solo sui nomi già celebri, ci sono tante piccole realtà da scoprire e fare crescere». L’idea di fare il talent scout di piccoli e sconosciuti creativi è stata proprio la sua scommessa vinta. E poi Carlo Rivetti, patron di marchi di successo come Stone Island e Cp Company che dà un consiglio anche un po’ provocatorio ai giovani.
«Meno creativi e più sarti specializzati, le scuole servono a formare chi l’ingegno ce l’ha già nel sangue. I giovani che sono vere promesse, che hanno l’estro nel dna sono pochissimi, gli altri devono imparare mestieri che sembrano più umili, ma sono altrettanto indispensabili nella filiera della moda».
di Anna Giorgi