Intanto la colletta per raccogliere almeno 1.000 euro è già partita
Milano, 29 novembre 2011 - Collette in aula per comprare i titoli di Stato? No, grazie. Gli studenti delle altre scuole superiori milanesi non approvano l’idea dei colleghi del Berchet di organizzare una raccolta fondi tra tutte le classi di via Commenda per investire su Bot, Cct e Btp, in modo da ridare slancio all’economia italiana.
La notizia ha fatto il giro di tutti gli istituti. I «rivali» del liceo Parini non hanno intenzione di proporre una simile iniziativa. «Non mi sembra una buonissima idea gestire i titoli di Stato in questo momento – afferma Francesca, del collettivo Rebelde Parini – e non penso che sia corretto chiedere a noi studenti di occuparcene». Allo scientifico Vittorio Veneto i liceali hanno appena organizzato un presidio per riportare attenzione sullo sfacelo del parcheggio di largo Gavirate davanti all’istituto. Ma non vogliono prendersi responsabilità ritenute fuori portata.
«Gli studenti vanno a scuola per studiare – afferma Daniele Tubaro, di V – e pochi sanno cosa significhi giocare in borsa. Lo Stato deve incentivare lo sviluppo, non gli studenti. Noi cosa c’entriamo?». L’azione simbolica dei berchettiani, che il 17 novembre, giorno dell’ultimo corteo studentesco, hanno rivelato al preside Innocente Pessina di volere «fare qualcosa di concreto per salvare l’Italia», trova qualche adepto nel vicino Leonardo Da Vinci. «Sarei favorevole – assicura Paolo Martinoli, V scientifico C – perché mi sembra un modo per mandare avanti l’economia». Se nella stessa classe Alex Cartalemi dubita sulle modalità perché «bisognerebbe capire come farlo», Elena Cattaneo, V scientifico B è contraria. «Le questioni politico-economiche non devono influire con la scuola – taglia recisa – e personalmente non darei i miei soldi».
Intanto la macchina del Berchet si sta avviando. Tra i rappresentanti di classe sono al via le consultazioni per far partire la colletta. Innocente Pessina è orgoglioso dei suoi studenti. «Sono rimasto piacevolmente sorpreso quando me l’hanno proposto – ricorda – e ci tengo a dire che è partito tutto da loro». Il preside emanerà una circolare, una volta partite le operazioni. Con 550 iscritti circa, gli studenti sperano di raccogliere minimo un migliaio di euro. Il dilemma riguarda l’intestatario del deposito titoli. «I dettagli tecnici non li conosco – ammette Pessina – non mi occupo di finanza. Ho promesso di parlarne con un amico o con i genitori che lavorano nel settore bancario». La scelta potrebbe ricadere sul presidente del comitato studentesco, l’organismo che riunisce i rappresentanti di classe.
di Lu. Sa.