"Centinaia sono scesi e sono poi dovuti salire sul treno successivo, dove viaggiavano in condizioni insicure, anche negli spazi di intercomunicazione tra i vagoni", riferisce il portavoce del Comitato Pendolari Milano - Lecco
Milano, 24 ottobre 2011 - La metà dei vagoni era al buio, ma il migliaio di pendolari che si erano già accalcati sulle carrozze non ne volevano sapere di scendere. Il capotreno allora per sgomberare il convoglio ha allertato gli agenti della Polfer che a forza hanno obbligato i passeggeri a riversarsi sulla pensilina e ad attendere la corsa successiva.
E’ successo questo pomeriggio, lunedì, alla stazione centrale di Milano dove era in procinto di partire il regionale 2572 delle 18.20 diretto a Tirano, che fa tappa ai principali caselli della Brianza, della provincia di Lecco e di Sondrio. Ma in otto carrozze su quattro le luci erano spente, perché guaste. Per motivi di sicurezza il personale di Trenord ha deciso che il treno non poteva viaggiare se prima non venivano liberati i vagoni con le lampadine rotte.
Ma nessuno aveva intenzione di obbedire all’ordine, anche perché capita tutti i giorni che le luci non funzionino e nessuno se ne preoccupa. Da qui la decisione di chiedere l’intervento in forze della Polizia ferroviaria. A denunciare l’accaduto è Giorgio Dahò, portavoce del Comitato Pendolari Milano - Lecco. “Inutile dire che le centinaia di persone scese sono poi dovute salire sul treno successivo, il quale ha viaggiato, questo sì, in condizioni accertate di insicurezza, in quanto c’erano persone anche negli intercomunicanti - spiega - Per la cronaca, il treno è poi partito con 30 minuti di ritardo, con sole quattro carrozze funzionanti“.
E ancora: “Veramente viene da domandarsi se non sia iniziata una nuova stagione in cui chi dovrebbe essere al servizio dei cittadini si arroga invece il diritto, mostrando i muscoli con la forza pubblica, di fare quello che vuole. Altro che la tanto sbandierata “attenzione al cliente”, di questo passo presto per prendere il treno ed esercitare il nostro diritto alla mobilità, al lavoro e allo studio ci troveremo a dover affrontare manganelli e lacrimogeni”.
Sull’accaduto i viaggiatori si aspettano adesso che intervenga la Regione Lombardia, soprattutto perché quest’anno il prezzo dei biglietti e degli abbonamenti è aumentato del 30%. “La giustificazione della scelta è stata la necessità di assicurare le risorse per migliorare la qualità del servizio ferroviario - ironizza Dahò - E questa la chiamiamo qualità…”
di Daniele De Salvo