Il gestore del Palasharp non fa entrare i musulmani nel tendone a causa dei pericoli che il cantiere, allestito per smantellare la struttura, potrebbe rappresentare. Ma il Comune non accetta di assumersi la responsabilità
Milano, 14 ottobre 2011 - Hanno dovuto pregare in strada, come ai tempi di viale Jenner. La comunità islamica milanese ha trovato infatti i cancelli del Palasharp chiusi. Il motivo? I dissidi tra Comune e Didier Togni, gestore della struttura.
"Togni si è scusato e ci ha spiegato che era impossibile per disposizioni del Comune”, spiega Abdel Hamid Shaari, responsabile del centro islamico di viale Jenner. E proprio Togni conferma: “Il problema non è certo con la comunità islamica ma con il Comune. Terminata la Festa Democratica mi è arrivata una diffida per liberare la tensostruttura in 30 giorni, anche se inizialmente avevamo concordato un termine di 90 giorni. Oggi il Palasharp - prosegue Togni - è un cantiere. E’ pericoloso e non possiamo assumerci la responsabilità di ospitare nessuno”.
Il gestore del Palasharp lamenta poi l'impossibilità di avere risposta dal Comune, e chiede urgentemente un incontro col sindaco. Dalla giunta milanese risponde l’assessore allo Sport Chiara Bisconti: “L’episodio di stamani è dovuto a un’incomprensione con Togni, con cui ci sono degli accordi, perché occupa abusivamente l’area e c’è un’ordinanza di sfratto che deve essere rispettata". L'accordo prevederebbe che mentre il Palasharp viene sgomberato, entro un mese, la comunità islamica preghi in tendoni provvisori. Finiti i lavori si tornerà a pregare all'interno. "Si tratta si una doppia temporaneità, in attesa che si trovi la sede definitiva, che però richiederà tempi lunghi”, conclude l'assessore Bisconti.