Passerelle a scuola, l’orgoglio della stilista: le ragazze si sono divertite, ho aiutato il liceo. Cosa ne pensi?
Milano, 30 settembre 2011 - Velinismo? «Tutt’altro. Infradito ai piedi, abiti castissimi e niente trucco». Studentesse selezionate? «No, si sono presentate nel mio studio in ventuno e le ho prese tutte». Iniziativa diseducativa? «È stato un momento di svago per ragazze che vanno benissimo a scuola e che il giorno dopo hanno regolarmente frequentato le lezioni». Le accuse piovute negli ultimi giorni, la stilista Chiara Boni le smonta una a una. E rivendica la scelta del liceo Parini come location per la sua sfilata, andata in scena qualche giorno fa.
Passerella a scuola, infuria la polemica: se l’aspettava?
«Non ne capisco le ragioni: se mi spiegassero cosa c’è stato di male, ci si potrebbe anche confrontare. Invece, mi sembra una discussione inutile, anche perché l’obiettivo della mia iniziativa è stato raggiunto: le ragazze si sono divertite tantissimo. Ho consigliato loro di essere naturali, senza atteggiarsi a modelle: sono state bravissime».
E i genitori? Alcuni hanno parlato di sfilata diseducativa.
«Tanti altri, invece, mi hanno ringraziato alla fine della passerella: mi hanno detto che ho dato alle figlie un’occasione di svago. Per non parlare della “ricaduta ”, se così si può definire, sulla vita dell’istituto».
Cioè?
«Le ragazze hanno cercato brani letterari che avessero a che fare con la moda: Verri, Marinetti, Leopardi; poi li hanno letti durante la sfilata. E ancora, la band del Parini ha scelto ed eseguito la colonna sonora. Infine, il numero speciale del giornalino scolastico “Lo Zabaione ”, che gli studenti hanno realizzato senza alcun suggerimento: hanno fatto un lavoro stupendo con le foto d’archivio. Tutte cose che mi spingono a dire: rifarei tutto e subito. Del resto, a me piace lavorare con i giovani e avvicinare il mondo della moda alla gente comune».
Qualcuno ha detto che a scuola si dovrebbe studiare non sfilare.
«Si possono fare entrambe le cose. E poi, io ho contribuito al futuro della scuola con una donazione di cinquemila euro: in tempi di crisi, da qualche parte dovranno pur prenderli i soldi».
di Nicola Palma