Bimbo ucciso dal padre all'Asl di San Donato Il gip: "A giudizio gli assistenti sociali"

Respinta la richiesta di archiviazione perchè "dovevano proteggere il piccolo da tutte le fonti di pericolo" e soprattutto dal genitore. L'accusa: concorso colposo in omicidio

Il centro socio sanitario di San Donato dove un bimbo venne ucciso dal padre il 25 febbraio 2009
Il centro socio sanitario di San Donato dove un bimbo venne ucciso dal padre il 25 febbraio 2009

Milano, 27 luglio 2011 - Gli assistenti sociali e l'educatore dovevano proteggere il bambino da "tutte le fonti di pericolo e con importanti tratti specifici di controllo nei confronti del padre". Invece "oltre a violare, e prima ancora di violare, norme di legge e provvedimenti dell'autorità giudiziaria di contenuto cautelare", hanno consentito "l'accesso del padre agli uffici comunali anche in presenza del figlio, ma in condizioni di insufficiente controllo".

Per questo devono andare a giudizio con l'accusa di concorso colposo in omicidio. Lo ha stabilito il gip Simone Luerti, respingendo la richiesta di archiviazione formulata dopo due anni di indagini dal pm Cristiana Roveda per Nadia Chiappa, Elisabetta Termini e Stefano Panzeri indagati in seguito alla querela della mamma di Federico Shady Bakarat ucciso il 25 febbraio 2009 dal padre Mohammed Barakat durante un incontro protetto presso l'Asl di San Donato Milanese

 

Il 25 febbraio del 2009, il padre, egiziano di 53 anni, si presentò negli uffici dei servizi sociali di San Donato (Milano) per il colloquio settimanale con il figlio Federico. Approfittando dell'assenza momentanea degli assistenti sociali, l'uomo aveva
prima sparato a bruciapelo al figlio e poi l'aveva finito a coltellate, per poi togliersi a sua volta la vita tagliandosi le vene e colpendosi al ventre con un coltello.

Secondo il gip Luerti, che ha ordinato al pm di formulare entro dieci giorni l'imputazione, i tre indagati,''si sono comportati in modo negligente ed imperito, omettendo colposamente di adottare gli idonei provvedimenti a tutela del minore''. Da parte loro, infatti, secondo il giudice, c'e' stata una ''superficiale valutazione del pericolo rappresentato'' dal padre. La negligenza, spiega ancora il gip, e' ''consistita (...) nel consentire l'accesso del padre agli uffici comunali anche in presenza del figlio, ma in condizioni di insufficiente controllo, culminate nel comportamento specifico del Panzeri'', che ''ha lasciato il minore da solo col padre''. L'omicidio, stando all'ordinanza, ''era concretamente prevedibile dagli operatori sociali''.

L'avvocato Sinicato, che assiste la madre Antonella Penati, ha spiegato che ''la decisione del gip fa giustizia di una situazione che ci aveva lasciato al limite dell'incredulita'''. Era incredibile infatti, secondo il legale, che ''il pm non avesse accertato la responsabilita' degli indagati e si era tenuta per ben un anno e mezzo il fascicolo prima di chiedere l'archiviazione.l

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