Il fratello
del tassista ucciso:
"Non c'è perdono
per le bestie"
Cominciata l’udienza preliminare per l’assurda vicenda che vede accusati di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi tre imputati detenuti. Invia un commento
Milano, 14 maggio 2011 - «Non esiste il perdono per delle persone che sono fuori dalla civiltà, che si sono comportate da bestie inumane». Sono parole cariche di dolore e rabbia, quelle che Marco Massari, fratello di Luca, 45 anni, taxista milanese pestato a sangue da tre aggressori e morto dopo un mese di coma, ha voluto consegnare ai cronisti al settimo piano del Palazzo di giustizia.
Ieri è cominciata l’udienza preliminare per l’assurda vicenda che vede accusati di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi tre imputati detenuti: Michael Morris Ciavarella, 32 anni, la sua fidanzata Stefania Citterio, 29 e suo fratello Pietro Citterio, 26, che si sono presentati all’udienza davanti al gup Stefania Donadeo. «Li ho voluti guardare negli occhi - ha spiegato Massari, in tribunale con gli zii e il cugino di Luca - e da cittadino voglio giustizia, ma da fratello provo una rabbia incredibile nei loro confronti».
Davanti al giudice Ciavarella ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, che prevede lo sconto automatico di un terzo sulla pena. Il processo per lui comincerà il prossimo 8 luglio. Gli altri due imputati proseguiranno invece con l’udienza preliminare il prossimo 10 giugno, quando il pm Tiziana Siciliano ribadirà la richiesta di rinvio a giudizio per loro e per un altro imputato, accusato di favoreggiamento per aver sviato le indagini.
Luca Massari, 45 anni, nel primo pomeriggio del 10 ottobre scorso stava guidando il suo taxi in via Ghini quando, inavvertitamente, investì il cane della fidanzata di Pietro Citterio, senza guinzaglio e sbucato all’improvviso. Scese per scusarsi e i tre cominciarono prima ad insultarlo e poi a pestarlo, davanti a molte persone che assistevano alla scena e che rimasero in silenzio. Oltre ai familiari della vittima, rappresentati dall’avvocato Cristiana Totis, avevano chiesto di costituirsi parte civile anche un fotografo, che venne aggredito da Citterio mentre stava lavorando quel giorno, e poi il Comune di Milano e l’Inail.
Il gup Stefania Donadeo non ha però ammesso come parte civile il Comune, che sosteneva di aver investito molto denaro nelle politiche per la sicurezza della città, ritenendo che si tratti invece di una vicenda “privata” e che la pubblica amministrazione non abbia interessi specifici nella vicenda. Sono stati invece ammessi come parti civili il padre, la madre, il fratello e gli zii del taxista, rappresentati dall’avvocato Cristiana Totis, mentre non il cugino. Resta nel processo anche l’Inail, perche’ Massari, quando venne aggredito stava lavorando con il suo taxi.
Nella sua richiesta di rinvio a giudizio, il pm Siciliano ha scritto che sarebbe stato Ciavarella ad infliggere «gli ultimi due micidiali colpi» alla vittima, «tra cui una ginocchiata in pieno volto sferrata abbassando la testa del Massari, e una spinta finale» facendo così «cadere all’indietro la vittima del pestaggio che urtava violentemente con la testa il marciapiede ivi rimanendo privo di sensi».
di Mario Consani

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