Primo Maggio, Moratti:
"C'è crisi, giusto lavorare"
Sindacati pronti allo sciopero
L'assessore Terzi ha firmato: serrande alzate per botteghe e rivendite, ma solo facoltativamente. Letizia Moratti: "Se questa è la liberà della sinistra siamo messi bene". E tu cosa ne pensi? Inviaci un commento
Milano, 27 aprile 2011 - Lunedì 25 Aprile quasi tutti i negozi milanesi hanno tenuto le serrande abbassate, ma il 1° Maggio commercianti e artigiani potranno tenere aperto.
GIOVANNI TERZI - L'assessre alle Attività Produttive, Politiche del Lavoro e dell’Occupazione Capolista della Lista Civica “Milano al centro” ha firmato martedì mattina la richiesta di deroga all’obbligo di chiusura degli esercizi pubblici per il prossimo primo Maggio. E ha spiegato: "In base agli importanti eventi che si terranno in città il prossimo primo Maggio - trasmissione in Piazza Duomo della Cerimonia di Beatificazione di Giovanni Paolo II, Manifestazione per la Festa dei Lavoratori, “NavigaMI”- e con la volontà di rendere sempre più Milano accogliente nei confronti dei turisti - italiani e stranieri- ritengo questo atto non solo utile ma necessario per la vita della nostra città. Non è un atto contro qualcuno, ma a favore del lavoro, per non perdere occasioni utili di crescita per un settore -come quello del commercio - che ha troppo pagato il peso della difficile congiuntura economica. Un atto autenticamente liberale che lascia a ognuno degli esercenti la libertà di tenere aperto o meno".
Terzi ha proseguito: "Per questo è concessa deroga alla chiusura degli esercizi pubblici ubicati sul territorio di Milano senza limitazione di superficie di vendita; per gli esercizi di vendita in sede fissa di media e grande superficie ubicati all’esterno del centro storico la scelta di apertura nella giornata di domenica primo maggio deve essere effettuata in alternativa a quella prevista per domenica 2 ottobre".
Infine l'assessore ha ricordato "come questo provvedimento risponda a precise richieste provenienti da diverse Associazioni di Categoria tra cui l’Unione Artigiani della Provincia di Milano e ringrazio il Segretario generale Marco Accornero per la sua dichiarazione di oggi e faccio mio il suo auspicio che la proposta non venga accolta dalle solite trite polemiche e sterili opposizioni che abbiamo sentito in questi giorni. Ringrazio quelle forze sindacali che - a livello locale e nazionale- hanno colto gli obiettivi di questo provvedimento. Mi rammarico invece che CGIL persegua ancora oggi una battaglia così stantia e superata".
APPOGGIO UNIONE ARTIGIANI - Dello stesso parere dell'assessore Giovanni Terzi, l’Unione artigiani della Provincia di Milano e della Provincia di Monza e Brianza. Il segretario generale dell’Unione, Marco Accornero, ha evidenziato che “l’amministrazione comunale di Milano ha raccolto le nostre richieste e concordiamo nella valutazione di una iniziativa tesa a valorizzare Milano, città internazionale che vuole e deve essere viva e ospitale per turisti e cittadini”. Accornero ha rielvato come non sia in atto "alcuna coercizione nei confronti di artigiani e operatori commerciali. Si tratta di un’opportunità assolutamente facoltativa che lascia libero ognuno di decidere come meglio crede, e che anzi dovrebbe fungere da esempio da imitare anche a Monza e in Brianza. Per quanto riguarda i nostri artigiani, la questione della gestione del personale e’ anche meno problematica in quanto la maggior parte della botteghe e dei laboratori sono condotti in prima persona dal titolare o da familiari e pertanto la scelta e’ ancora piu’ legata alla volontà e alla libera scelta del singolo".
CONTRARIA LA CGIL - Per domenica primo maggio 2011, Cub e Flaica-Uniti-Cub hanno proclamto lo "sciopero generale nazionale di 24 ore del settore commercio e turismo". "I padroni del vapore sono tornati all’attacco, e dopo la firma del vergognoso contratto del commercio con Cisl e Uil, hanno deciso aperture generalizzate per il primo maggio con la complicità di politici asserviti ai loro interessi di bottega”, ha affermato Walter Montagnoli della Cub. "Al calo dei consumi dovuto all’immiserimento dei lavoratori, pensionati e ceti popolari si risponde con stupidi artifici quali le aperture continuate e non con interventi volti a ridistribuire il reddito per superare l’accumulo di disuguaglianze degli ultimi vent’anni. Si decidono quindi aperture di negozi e catene commerciali in tutta Italia solo per affermare che i lavoratori non hanno diritti e che, anche il 1° maggio che storicamente nasce come momento di lotta dei lavoratori, è cosa loro".
CONTRARIA LA CISL - La Cisl e la Fisascat Cisl di Milano (categoria del commercio, turismo e servizi), in riferimento alla decisione del Comune di Milano di autorizzare l’apertura dei negozi il primo maggio, festa dei lavoratori, dissentono nel merito e sul metodo della scelta. per questo, hanno chiesto al sindaco, Letizia Moratti, di sospendere la delibera e di convocare nelle prossime ore un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e con le altre parti sociali in modo da affrontare la vicenda in maniera partecipativa e non coercitiva.
Gigi Petteni, segretario generale della Cisl Lombardia ha detto: "Pensiamo siano importanti anche i segni e in occasione di alcune feste religiose e civili si debba avere la responsabilita’ di fermarsi, quando possibile. Però, se questa giornata è un segno importante, lo sfregio al primo maggio 2011 è stato fatto dalla Cgil, che ha organizzato uno sciopero generale unilaterale cinque giorni dopo la festa del lavoro. Una scelta che la dice lunga sul grande valore che hanno assegnato al primo maggio. Abbassare le saracinesche e tornare a fare sindacato, fare i contratti e non i ricorsi dai pretori, è la strada per rendere davvero importante e utile questo primo maggio".
CODACONS - La risposta alla Cgil è arrivata dall'associazione dei consumatori: “Il problema principale è la salvaguardia del reddito dei consumatori, ma bisogna tenere presente che se in questi anni le famiglie hanno perso potere d’acquisto è perché i prezzi, a differenza degli stipendi e delle pensioni, sono raddoppiati dal 2002 ad oggi. Ebbene, le liberalizzazioni degli orari e delle aperture dei negozi servono anche ad aumentare la concorrenza nel settore commerciale e, per questa via, ad abbassare i prezzi e premiare i commercianti più competitivi”.
Il Codacons ha spiegato: "La verità è che da alcuni anni si coglie l’occasione del primo maggio per strumentalizzare un tema importante come l’apertura dei negozi a fini squisitamente politici, sia da parte di chi vuole lasciarli aperti non tutte le domeniche, ma guarda caso proprio e solo il Primo maggio, sia da parte di chi vi si contrappone con identiche barricate, altrettanto ideologiche. Per svelenire questo solito clima da guelfi e ghibellini, basterebbe accettare la proposta che il Codacons fa da decenni: dare la possibilità ai negozianti di qualunque comune (non solo a vocazione turistica) di poter aprire i negozi 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno, oltre a saldi liberi e vendite sottocosto libere. In tal modo aumenterebbe la concorrenza e nessuno parlerebbe più del primo maggio".
LETIZIA MORATTI - Il sindaco ha affermato: "Se questa è la libertà della sinistra credo che non siamo messi bene in questa città. Siamo in un momento di crisi economica quindi credo che sia giusto lasciare la possibilità di tenere aperto ai negozianti che sono d’accordo". La Moratti si è poi detta “molto meravigliata” per le polemiche. “Firenze, Torino, Genova e Venezia sono tutte città che hanno applicato la stessa nostra volontà quindi quella di lasciare la libertà ai negozi di stare aperti - ha osservato - non capisco perchè in queste città questo messaggio è passato senza problemi e qui a Milano addirittura si minacciano scioperi".


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