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Profughi, dai salesiani
a cascina Linterno,
ecco dove li metteranno
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Pronto l’elenco dei luoghi dove ospitare i 9.000 immigrati in arrivo. L’obiettivo del Viminale è distribuirne mille a provincia. E tu cosa ne pensi? Dove è meglio accogliere i profughi libici? Partecipa al sondaggio

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tratta dai dizionari Zanichelli
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Milano, 24 marzo 2011 - A decidere sarà il ministro degli Interni, Roberto Maroni. Così l’assessore lombardo alla Sicurezza, Romano La Russa, si affretta a far sapere che «sulla scelta dei luoghi idonei a ospitare gli ipotetici 9-10mila profughi, la Lombardia, come del resto le altre regioni, non ha alcun potere». L’elenco con i siti che accoglieranno gli stranieri in fuga dall’Africa arriva stamattina da Roma. Era atteso per ieri, ma le difficoltà logistiche ne hanno bloccato il corso. Quel documento del Viminale somiglia a un diktat. Non a caso ieri in prefettura si è tenuto un vertice per cercare almeno di orientare l’azione del governo, indicando luoghi fruibili e luoghi sconsigliati.

In cima all'elenco, in città, ci sono le strutture religiose, dalla Casa della Carità all’Opera San Francesco, passando per i Salesiani e per la Caritas. Più difficile l’ipotesi alberghi: si sta comunque verificando la disponibilità degli operatori privati. Allo studio pure l’idea di utilizzare le cascine del Parco agricolo sud, a condizione che siano attrezzate oppure attrezzabili con poca spesa. Altra opzione gettonata, le caserme. Una è quella milanese di viale Suzzani e un’altra si troverebbe nell’hinterland. Poi c’è una caserma a Lonate Pozzolo (nel Varesotto) e una a Pavia.

Sono le province di Como e Lecco, finora, ad aver creato le maggiori difficoltà. In quelle zone non sarebbero stati trovati siti adeguati. Il che mette in crisi un principio che esiste solo sulla carta: distribuire meno di mille profughi per provincia, tenendo presente la volontà della Regione di salvaguardare il più possibile Milano. Il capoluogo, ha ricordato il sindaco Moratti, «ha già dato». Aggiungendo: «Credo sia importante il concetto espresso dal ministro Maroni, quello di una ripartizione. Va trovato un equilibrio che tenga conto di ciò che noi stiamo già facendo». Parole che il numero due dell’amministrazione, Riccardo De Corato, ha avvalorato con i numeri: «Milano ha accolto la metà dei rifugiati politici che si trovano in Italia, ben 7mila negli ultimi 5 anni. Lo status di rifugiato è da dimostrare. Pertanto, non c’è spazio per clandestini nordafricani che si spacciano per profughi. Non dimentichiamo che nella lista nera dell’Onu di soggetti legati ad Al Qaeda molti sono tunisini, algerini, marocchini e libici. Come era libico l’attentatore della caserma Santa Barbara, Mohamed Game». Insomma, respinta al mittente l’apertura del candidato sindaco di centrosinistra, Giuliano Pisapia, il quale ha dichiarato che «la città dovrà essere pronta ad accogliere parte di queste persone in grande difficoltà». Nel frattempo, il governatore Roberto Formigoni tiene i piedi per terra: «Restiamo calmi. Stiamo parlando di cifre massime ipotizzate, perché per ora di profughi ce ne sono zero in Italia e zero in Lombardia». A lanciare l’allarme sono invece i ricercatori della Fondazione Leone Moressa: «Il piano di accoglienza profughi si inserisce in un momento di particolare stress per il mercato del lavoro straniero che dal 2008 a oggi ha perso 100mila posti». Poi, a condire la situazione, scoppia anche la polemica politica. Davide Boni, presidente del Consiglio regionale, chiede al governatore Formigoni di riferire in aula. E dallo staff del celeste replicano: non decide lui, al massimo la capigruppo.

di Ersilio Mattioni

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