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Il progetto del nuovo stadio,
derby fra Santa Giulia e Rho Pero

L’impianto sarà intitolato a Giacinto Facchetti. Il presidente dell’Inter Moratti pronto a finanziare 400 milioni. E tu cosa ne pensi? Inviaci un commento

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tratta dai dizionari Zanichelli
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Milano, 10 marzo 2011 - Di sicuro, per ora, ci sono il costo, la dedica e la volontà, espressa a più riprese dal presidente dell’Inter, Massimo Moratti. Di incerto, invece, c’è la cosa più importante: il luogo. Per costruire il secondo stadio della città il numero uno nerazzurro è pronto a mettere insieme 400 milioni di euro, l’80 per cento finanziato dalle banche. Quello che diventerebbe uno dei complessi sportivi più moderni e tecnologici del mondo sarebbe intitolato a Giacinto Facchetti, bandiera dell’Inter. Dove edificare il nuovo impianto? Due le ipotesi. La prima è quella più gettonata: la zona nord-est, nei dintorni del sito Expo di Rho-Pero. L’area è ideale, perché densa di infrastrutture: metropolitane, passante ferroviario, rete autostradale e facilità di collegamento con Malpensa e Linate. Ma ci potrebbe anche essere un’altra soluzione, a suo tempo ventilata dall’assessore all’Urbanistica, Carlo Masseroli. Nel quartiere Santa Giulia, a Rogoredo, c’è una grande appezzamento libero: era destinato al centro congressi, poi realizzato al Portello. E oggi potrebbe essere utilizzato proprio per uno stadio. Facile prevedere il primo ostacolo: l’opposizione dei residenti per un’opera che vorrebbe utilizzata anche per i concerti e disturberebbe la pubblica quiete.

 

In ogni caso, sul secondo stadio di Milano scende la benedizione della politica. Per l’assessore allo Sport, Alan Rizzi, «è assolutamente naturale, nonché auspicabile, che la città abbia due impianti». E per Masseroli «una struttura moderna sarebbe motivo di prestigio e di indotto, anche economico». Non a caso, nel Piano di governo del territorio, l’assessore all’Urbanistica ha previsto diversi ambiti di trasformazione urbana, dove la realizzazione dell’opera è possibile. Da superare resta una vecchia legge, figlia dello statalismo: gli stadi non possono essere di proprietà privata. Alla camera dei deputati è stata presentata una proposta bipartisan per eliminare il vincolo. Sono i tempi della politica nostrana, al solito, a essere infiniti. Intanto il presidente Moratti sogna in grande: vuole uno stadio come l’Allianz Arena di Monaco.

Capienza da 60mila posti, angoli di visuale ottimali, una sala trofei, un museo e spazi riservati alla vendita di gadget, con un grande parcheggio esterno da 8mila posti. La struttura vivrebbe 365 giorni all’anno, grazie a una serie di servizi commerciali: bar, ristoranti e negozi. I tifosi, infine, avrebbero ogni genere di comfort: schermi palmari a noleggio per i replay dei gol, posti personalizzati e tribune riscaldate.

di Ersilio Mattioni

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