La mostra personale
di Laura Bassu
alla Galleria degli Artisti
fino al 16 marzo
La mostra personale della pittrice-architetto di Orani (Nuoro) in realtà non cerca definizioni. Non ha titolo così come le sue creazioni. Sarà possibile visitarla alla Galleria degli Artisti di Milano fino al 16 marzo

Milano, 3 marzo 2011 – Design prestato all’arte o arte che si maschera da design? Le opere materiche, concettuali, dal cromatismo netto e sfumato allo stesso tempo di Laura Bassu sono un enigma fin da questa loro prima esposizione al pubblico milanese. Quadri pensati per l’arredo o opere d’arte con richiami al design più ricercato? La mostra personale della pittrice-architetto di Orani (Nuoro) in realtà non cerca definizioni. Non ha titolo così come le sue creazioni. Nonostante il riconoscimento di ispiratori di percorso («Burri, Le Corbusier pittore, arte bizantina»), l’artista preferisce evitare etichette artistoidi e affidarsi alla pura esposizione. E al giudizio di chi vorrà scoprirne le opere oggi (inaugurazione ore 18-20) e nei prossimi giorni (fino al 16 marzo) alla Galleria degli Artisti di Milano (via Nirone 1).
Laura Bassu, dove nasce il desiderio di creare?
Da ragazza ho frequentato l’Istituto d’arte di Nuoro, poi ho studiato Architettura a Firenze e lavorato a Milano e in Sardegna. Dentro di me sentivo la passione per l’arte e il desiderio di rispondere a quegli anni di minimalismo, serioso e seriale, un’omologazione che celava spesso una sterilità di idee. E insieme percepivo, quando mi trovavo come architetto davanti a uno spazio da progettare, la necessità di trovare un elemento che potesse decorarlo. Di pensare all’opera come qualcosa che potesse occupare proprio quello spazio. Così dieci anni fa ho cominciato.
Nella mostra questa esigenza di occupare lo spazio si percepisce. Puoi spiegarlo meglio?
Le mie opere devono essere sempre associate a uno spazio attorno. Non riesco a pensarle a se stanti, staccate dal contesto. Più che quadri le considero come pannelli decorativi. Per questo non hanno titolo o possono averne tremila. Ognuna di esse ha bisogno di uno spazio dedicato. Come le due grandi forme tonde, molto protagoniste, centri che catalizzano tutto.
Dieci anni fa ti sei messa all’opera. Ma solo oggi è la tua prima esposizione…
In una galleria d’arte sì, in effetti. Ma un’anteprima c’è stata il maggio scorso durante l’inaugurazione di un negozio di arredamento a Olbia, per il quale mi hanno chiesto di allestire alcuni ambienti. A quella prima presentazione, le mie opere hanno riscosso grande successo. Così i miei amici mi hanno spinto a esporre in una galleria. Anche se non definirei le mie opere “artistiche”, ma “oggetti estetici” legati al mondo del design.
Verde muschio con grigio argento, colore azzurro con acciaio. Piccole forme in emersione, linee quasi geografiche o geroglifiche. Nei tuoi quadri risaltano la bicromia e la sensazione materica.
Utilizzo tecnica mista. Parto da un legno multistrato sul quale applico acrilici. Sono molto rigorosa nella scelta del colore. Ne accosto al massimo due o tre, colori puri. Poi ci torno sopra. Anche se posso tracciare disegni o figure geometriche prima di dare il colore, solitamente è proprio quest’ultimo a definire la mia opera.
E poi?
Poi aggiungo quello che trovo: carta, cartoncini, tessuti, colle, cementiti. Mi piace comunicare l’idea di materico, di tattile, di una presenza che ingombra. E intervengo con colature di olio bituminoso, mai uguale a se stesso, sfumato con solventi. Quindi posso ritornarci sopra con altri colori. In definitiva si tratta di un blocco unico di forme che viene risaltato o fatto sparire dal colore.
Quali considera i suoi numi ispiratori?
Ci sono tante contaminazioni nelle mie opere. Penso a Burri, come ispirazione intellettuale, con qualche influsso nella tecnica per l’effetto materico e la purezza del colore. Poi l’arte bizantina in alcuni quadri più decorativi e Le Corbusier pittore, a sua volta ispirato dai cubisti, nelle linee spesse che realizzo con la colla.
Quale sarà la direzione per le sue prossime creazioni?
Ora mi sto concentrando di più sull’elemento decorativo, sulla fungibilità dell’oggetto e sperimentando prodotti resistenti all’acqua. Unendo arte e design mi piace immaginare creazioni che possano decorare spazi solitamente negati all’opera artistica, ma pur sempre fondamentali in una casa, come la cucina e il bagno.
di Luca Salvi

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