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Stadio Meazza «multimediale»
Nel museo c’è il calcio virtuale

Nuovo spazio espositivo nella San Siro che piace di più agli stranieridi. Allestita una bacheca per chi vorrà presentare al Museo un pezzo raro

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tratta dai dizionari Zanichelli
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La nuova sala multimediale al Museo dello stadio Giuseppe Meazza
La nuova sala multimediale al Museo dello stadio Giuseppe Meazza

Milano, 28 gennaio 2011 - Il Museo dello stadio Giuseppe Meazza, il più gettonato della città con 150mila visite nel 2010, si arricchisce dal primo giorno di febbraio di un nuovo spazio. E’ una sala multimediale, presentata ieri mattina in anteprima per la stampa alla presenza di due campioni di Inter e Milan del calibro di Mariolino Corso e Franco Baresi. Qui sarà possibile giocare a calcio in un campetto virtuale, scattare una foto ricordo e depositarla nell’archivio, mettere alla prova la propria cultura calcistica con un curioso Trivial elettronico.

L'idea è nata dal Consorzio San Siro Duemila e ha subito ricevuto il lasciapassare delle due squadre milanesi. E’ stato proprio il crescente numero di appassionati in visita al museo a stimolare il Consorzio. Così è nata l’idea di un altro spazio espositivo, dove i nostalgici del passato pre-tecnologico possono comunque trovare soddisfazione, sfidandosi a calcio balilla con un vecchio biliardino. E’ l’unico oggetto non elettronico. Tutto il resto, giochi di luce compresi, parla il linguaggio dell’era digital-virtuale. Del resto, ha chiosato Corso, «i tempi cambiano ed è giusto così». Può permetterselo il grande Mariolino, perché non c’è invenzione della tecnica né macchinario avveniristico in grado di riprodurre la sua punizione “a foglia morta”, datata 1958. Nella modernissima saletta multimediale pure i collezionisti potranno coltivare e condividere il loro hobby. Per i fanatici dei cimeli è stata approntata una bacheca. Se vorranno prestare al museo un pezzo raro (una maglia, una figurina, un vecchio biglietto di un match importante), lo potranno fare in sicurezza, mettendo a disposizione dei visitatori oggetti che non sono mai usciti dal cassetto di casa. E’ stata Diadora a elaborare la citata bacheca, mettendo in mostra le scarpe indossate dai grandi campioni di Inter e Milan.

Il primo a calzare il marchio fu Walter Zenga nel 1989. La ditta veneta disegnò per lui un modello tutto nero con fregio bianco. Portò fortuna, sia al portierone nerazzurro sia alla squadra che quell’anno vinse lo scudetto dei record: nessuno, quando la vittoria valeva due punti, riuscì a fare di meglio.
 

Dal primo febbraio, dunque, c’è un motivo in più per conoscere il museo di San Siro che, finora, sembra piacere più agli stranieri che agli italiani: oltre l’80 per cento dei visitatori viene dall’estero. Primato, con il 23 per cento, agli olandesi. Seguono gli inglesi (19), i tedeschi (15), i brasiliani (11) e gli spagnoli (9). I francesi si fermano al 6 per cento, la stessa percentuale dei giapponesi, mentre i cinesi (4) per una volta sono il fanalino di coda.

di Ersilio Mattioni

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