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Blitz in via Rubattino:
sgomberato campo nomadi
Scattano le polemiche

Sono stati allontanati circa 150 rom, di cui 45 bambini e la zona è stata messa in sicurezza. Preoccupazioni riguardo l'istruzione dei ragazzini, che frequentavano le scuole nei dintorni

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Lo sgombero del campo nomadi di via Rubattino
Lo sgombero del campo nomadi di via Rubattino

Milano, 7 settembre 2010 - La Polizia, insieme ai vigili urbani, sta sgomberando il nuovo campo rom in via Rubattino, alla periferia di Milano nel quartiere di Lambrate, dove vivono abusivamente circa 250 persone accampate in un centinaio fra roulotte, baracche e tende.

L’operazione è iniziata alle 7 ed è tuttora in corso. La gran parte di nomadi si è allontanata mentre una quarantina di stranieri è rimasta a parlare con i funzionari dei servizi sociali del Comune che prestano assistenza a donne e bambini. I minori sono 45. Sembra non ci siano stati problemi o tensioni durante lo sgombero dell’area degradata e in cui le condizioni igieniche erano molto precarie. Si stanno rimuovendo il centinaio fra baracche e tende, fatiscenti, costruite sul posto mentre l’intera zona sta per essere messa in sicurezza.

 

PADRI SOMASCHI - I volontari, che da anni sono impegnati nell'assistenza ai rom romeni e in particolare dei minorenni pensano che lo sgombero del campo rom di via Rubattino a Milano mette a rischio la già difficile. Valerio Pedroni ha spiegato: "Secondo uno studio medico condotto sui bambini che abbiamo assistito in questi anni, le difficoltà di apprendimento e i problemi di carattere psicologico sofferti dai bimbi rom a scuola sarebbero dovuti proprio ai frequentissimi sgomberi che si sono succeduti in questi anni nel campo di via Rubattino".

Quello avvenuto oggi a Milano è l’ennesimo sgombero del campo abusivo di Rubattino. "Se ne sono succeduti a decine - ha spiegato Pedroni - e lo scenario è sempre lo stesso: anche oggi i rom sono andati via con rassegnazione, si disperderanno, come sempre accade, in altri campi e poi magari tra qualche mese proveranno a tornare qui a Rubattino. Il fatto è che ad ogni sgombero i costi sociali, e non solo quelli sociali, aumentano: chi viene cacciato viene esposto maggiormente al reclutamento della malavita, ci si incattivisce, mentre sarebbe molto più ‘economica’ anche dal punto di vista delle risorse, una politica di integrazione".

I volontari dei Padri Somaschi lo scorso anno erano riusciti ad assicurare la frequenza in aula, anche con l’aiuto di insegnanti e famiglie della zona, nell’ambito del progetto di mediazione scolastica, a circa 40 bimbi. "Adesso - ha spiegato Pedroni - dovremo ricominciare tutto daccapo, trovare i bambini dopo l’ennesima diaspora e cercare di assicurare loro la frequenza: ci sono bambini e famiglie che hanno subito a Rubattino il decimo sgombero ed è perfettamente superfluo cercare di spiegare questa cosa e l’impatto devastante che questa situazione ha sui bambini’’.

 

RICCARDO DE CORATO - Il vice Sindaco di Milano si è sentito in dovere di rispondere subito a quanto detto riguardo l'istruzione dei bambini sgomberati dal campo nomadi e che frequentavano le scuole nei dintorni: “La litania che non potranno andare a scuola è falsa, visto che a mamme e bambini è stato offerto un tetto nelle strutture comunali e in 23 hanno accettato ed è francamente ridicola di fronte ai crimini e alle violenze che si sono consumati in quell'area”. De Corato parla di “uno spaccato che è fintamente ignorato da quel mondo buonista dell`associazionismo e dei sociologi abituato per partito preso a difendere sempre e comunque gli abusivi. Anche perché sul caso rom ci campano”. Infine il vice Sindaco ha spiegato che "la maggior parte" dei rom romeni allontanati dall’ex area Innocenti “se ne sono già andati fuori Milano con le proprie autovetture, mentre 23 (donne e minori) hanno accettato l'accoglienza nelle strutture comunali di viale Ortles e una donna con bimbo è stata accolta dai Padri Somaschi”.

 

ROMANO LA RUSSA - L'assessore regionale alla Sicurezza, Protezione Civile e Polizia locale, nonché coordinatore provinciale del Pdl, è intervenuto con queste parole: "Da sempre la legalità e la sicurezza sono la priorità della nostra azione politica e quindi il messaggio che deve passare è quello che chiunque, non solo i cittadini italiani, ha l’obbligo di rispettare le leggi dello Stato, senza corsie preferenziali e antipatiche scorciatoie. I campi rom non sono zone franche nelle quali tutto è permesso. Se davvero si vuole parlare di integrazione, siano i nomadi a fare il primo passo, cercando di regolarizzare la loro posizione, trovandosi un lavoro onesto e mandando i figli a scuola e non obbligandoli a chiedere l’elemosina, vera e propria vergogna inqualificabile.
Solo partendo da questi presupposti si potrà avviare un dialogo costruttivo e privo di ogni pregiudizio”.

 

GIULIANO PISAPIA - Il candidato a sindaco di Milano per le primarie del centrosinistra ha commentato:  "È disumano che le donne e i bambini rom continuino a subire sgomberi su sgomberi. La propaganda del centrodestra dovrebbe lasciare spazio a politiche sociali in grado di proteggere i più deboli. Abbandonare per strada esseri umani innocenti senza preoccuparsi di dove potranno trovare un luogo in cui stare è vergognoso e infanga la reputazione della nostra città e del nostro Paese in Europa e nel mondo".

E ha ricordato: "Proprio in questo periodo la popolazione francese ha risposto alle decisioni sbagliate del proprio governo trascinata dal rispetto dell’uguaglianza tra i cittadini. A Milano è già accaduto e accade ogni volta che si verifica lo sgombero di un campo rom. È successo stamattina grazie alla presenza del Comitato di Zona 3 per una Scuola di Qualità, le maestre e le mamme di Cima e Feltre, i volontari della Comunità di S.Egidio".

Infine ha concluso: "Per trovare una soluzione a questo eterno problema è indispensabile cooperare a stretto regime con chi di questo problema se ne occupa quotidianamente e lo conosce certamente meglio di un’amministrazione come quella che governa da anni Milano e che continua, di fronte a problemi che necessitano anche di umanità, a dare solo risposte che creano sempre maggiore emarginazione".

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