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La vergogna del Binario 21
Il Memoriale si ferma a metà

Mancano sei milioni per finire il progetto sulla deportazione degli ebrei. Passate le festività, i vertici della Fondazione si riuniranno per cercare una soluzione

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Posa della prima pietra del Memoriale Shoah in Stazione Centrale a Milano
Posa della prima pietra del Memoriale Shoah in Stazione Centrale a Milano

Milano, 4 settembre 2010 - Gli operai lasceranno il Binario 21 la prossima settimana, a sette mesi dalla posa della prima pietra del Memoriale della Shoah. Quasi settemila metri quadrati della pancia della stazione Centrale concessi dalle Ferrovie per riportare alla luce il binario nascosto dove, dal dicembre del ’43 al maggio del ’44, i nazisti hanno caricato centinaia di ebrei sui carri merci per spedirli alle camere a gas. Ma del progetto che doveva essere finito entro l’anno prossimo, e «rimuovere il vuoto» col muro dei nomi, la biblioteca, le installazioni multimediali rischia di restare solo l’ossatura. Mancano i soldi per finire i lavori da nove milioni di euro: tre spesi, gli altri sei da trovare, spiega Roberto Jarach, presidente della comunità ebraica di Milano. Se la Fondazione per il Memoriale non ce la farà, il Binario 21 sarà visitabile, ma sempre sconosciuto. Un posto di cui i milanesi si ricordano poche volte l’anno.

 

Superate le cancellate, quel che resta è un cantiere. Il primo stralcio dei lavori, completato in leggero ritardo (la fine era prevista il 30 aprile), era quello «hard». Le demolizioni, gli uffici, la sistemazione del binario su cui sostano quattro vagoni piombati, il solaio antisismico nel sotterraneo. Le sale hanno solo i muri, gli ascensori e la scala circolare solo la struttura: niente gradini, niente cabina. La biblioteca non ha scaffali né vetrate, solo lo scheletro di travi d’acciaio. Tutto il resto, finiture, impianti, è nel secondo stralcio. La ditta Sacaim di Venezia lascerà alcune attrezzature, ma la ripresa dei lavori, che era prevista entro fine anno, è rinviata a data da destinarsi.

Passate le festività, i vertici della Fondazione si riuniranno per cercare una soluzione. Di sicuro i sei milioni di euro non può tirarli fuori la comunità. Il Comune ha già contribuito con 750 mila euro, la Regione con un milione, mentre la Provincia «ha dato la disponibilità solo per finanziare le attività». Difficile approfittarne, finché mancano le strutture. Restano gli sponsor privati: Europa risorse ha già dato 750 mila euro, Esselunga 400 mila. «Faremo il giro delle fondazioni bancarie e assicurative». E il governo? «Si potrebbe concorrere per i fondi dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Ma bisogna argomentare con un legame storico». E sì che la Shoah è una parte della nostra storia: quella di cui vergognarsi.

di Giulia Bonezzi

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