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Atm, il supermanager Catania
non deraglia mai

Al vertice dell’azienda trasporti dopo il flop alle Fs, dovrebbe guadagnare 76mila euro ma prende 5 volte tanto. E tu cosa pensi di questi stipendi? Inviaci un commento

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Tram dell'Atm a Milano
Tram dell'Atm a Milano

Milano, 11 luglio 2010 - Sostiene di aver stabilito un record, il presidente di Atm Elio Catania: quello sulla «puntualità dei mezzi pubblici negli ultimi dieci anni». Con buona pace di chi, dopo le otto di sera, aspetta un tram o un autobus anche più di mezz’ora. Un record, però, il numero uno della società controllata dal Comune l’ha stabilito davvero: il suo stipendio. Per legge, e dopo un rilievo della Corte dei Conti, non potrebbe essere superiore a 76mila euro. Invece, ne prende 366mila, 60mila in più del presidente Usa Barak Obama.

Com’è possibile? Semplice, 76mila sono per l’indennità, mentre altri 290mila sono per incarichi aziendali. Catania arriva in Atm nel 2007. Ed è subito polemica. I suoi detrattori gli ricordano la burrascosa avventura ai vertici delle Ferrovie dello Stato dal 2004 al 2006. Anno in cui si dimette, con un bilancio che segna un passivo di due miliardi di euro e perdite triplicate rispetto al 2005.

A stupire è che l’ingegnere sessantaquattrenne di origini siciliane, pur a fronte di risultati negativi, incassi una liquidazione di 6,7 milioni di euro. Costano, questi manager pubblici. Oltre a Catania, ci sono i quattro uomini (naturalmente di nomina politica) del cda di Atm: ognuno prende 45mila euro l’anno. Poi c’è il collegio sindacale, altri cinque membri che pesano sul bilancio aziendale (dati 2008, gli ultimi disponibili) per 279mila. Non è finita, ci sono pure le nove società che Atm ha creato nel 2007 e che controlla. Per farla breve, il costo totale degli amministratori dell’azienda del trasporto pubblico cittadino è pari a 1,6 milioni di euro. Difficile essere più precisi, perché in Atm la trasparenza non è proprio di casa. Sul sito web, per esempio, dovrebbero essere pubblicati tutti gli stipendi. Invece non ci sono.

 

A voler essere pignoli, dovrebbe pure essere pubblicato il bilancio 2009, non quello dell’anno precedente. Infine, se l’azienda possiede auto blu, quante sono e quanto costano? Mistero. Gli uffici stampa, interpellati da «Il Giorno», non forniscono il dato. Una cosa è certa: quando il presidente Catania si sposta per partecipare a un convegno, non lo fa con i mezzi dell’Atm. «Vogliamo improntare la nostra attività interna ed esterna al rispetto dei principi di legalità, trasparenza, correttezza e lealtà», si legge sul sito internet della società che fa viaggiare, ogni anno, 650 milioni di passeggeri. Peccato che dalle parole ai fatti ce ne corra. Se gestire il trasporto pubblico milanese (complice una rete vetusta, spesso causa di deragliamenti e incidenti) non è semplice e richiede anni di investimenti, sulla trasparenza qualche passo in avanti si può fare. E i tempi, in questo caso, possono essere decisamente più brevi.

di Ersilio Mattioni

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