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Superstipendi ad A2A
Quanto pesano i 36 manager d'oro

Re Mida è il presidente Zuccoli con oltre 900 mila euro, i consiglieri costano più di 4 milioni. Un milione e 800mila euro per mantenere il consiglio A2A: sono troppi? Inviaci un commento

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Soldi (Foto Ansa)
Soldi (Foto Ansa)

Milano, 4 luglio 2010 - Tutto quello che fa, lo fa in grande: dal suo imponente giro d’affari ai suoi utili milionari, con tanto di dividendi preziosi per i suoi soci di riferimento, i comuni di Milano, Brescia e, in misura minore, Bergamo. A2A, la multiutility a capitale pubblico leader nel settore di rifiuti, energia e gas, è un vero colosso. Anche negli stipendi che paga ai suoi amministratori. Basti pensare che il consiglio di gestione (l’organo operativo) vanta ben 11 membri e costa un milione e 800 mila euro l’anno.

 

Il presidente, Giuliano Zuccoli, ne prende da solo oltre 900 mila, mentre al direttore generale del Comune, Giuseppe Sala, che di A2A è un semplice consigliere, viene corrisposto un emolumento di 42 mila euro. Quando Sala verrà nominato dg di Expo, si dimetterà dalla sua carica a Palazzo Marino. Uscirà anche dal consiglio di gestione della multiutility? Dipenderà da lui, poiché non c’è incompatibilità.

È da capogiro la cifra che i contribuenti sborsano per mantenere il complesso apparato societario di A2A. Non ci sono solo i membri del consiglio di gestione che (dati bilancio 2009) costano quasi 1,8 milioni. C’è pure un consiglio di sorveglianza di 25 persone dal costo di 2,3 milioni. Totale, oltre 4 milioni per stipendiare 36 uomini (nel senso letterale, perché la quota rosa è assente) tutti di nomina politica. Sono le giunte di Milano e di Brescia a scegliere la maggior parte degli amministratori, lasciando le briciole ai soci di minoranza. Altra spesa degna di nota: i direttori generali che pesano sul bilancio per poco meno di 2 milioni. Perché la società mantiene questa struttura mastodontica? Una spiegazione esiste. Per comprenderla bisogna tornare al gennaio 2008, quando la milanese Aem e la bresciana Asm si fondono.

 

Dopo infinite discussioni fra i due soci di riferimento, si opta per il «modello dualistico». Secondo A2A, questa formula «consente di valorizzare il ruolo di indirizzo e controllo proprio degli azionisti tramite il consiglio di sorveglianza, mentre assegna le attività operative al consiglio di gestione. Un sistema di governance che risponde a criteri di equilibrio tra i partner negli organi societari». Traduzione: due consigli numerosi per continuare a garantire nomine politiche e stipendi d’oro. Pur a fronte di 80 milioni di utili l’anno, non c’è infatti azienda privata che spenderebbe così tanto per i propri amministratori. Una cosa, tuttavia, va riconosciuta ad A2A: la trasparenza. E’ tutto sul sito web e quello che non si trova, se richiesto via mail, viene subito comunicato. In altre società a capitale pubblico, invece, scovare bilanci e stipendi richiede un’estenuante caccia al tesoro.

di Ersilio Mattioni

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